Avvio delle procedure negoziali, risorse incerte e aspettative di maggiori stanziamenti per il personale alla luce degli ultimi indirizzi del Ministro della Difesa.
Con la convocazione formale da parte del Ministro per la Pubblica Amministrazione, sen. Paolo Zangrillo, per il 26 gennaio 2026 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, si apre ufficialmente la stagione della contrattazione per il personale del Comparto Sicurezza e Difesa relativa al triennio 2025-2027. Un passaggio di grande rilevanza che segna l’avvio delle procedure negoziali ai sensi del d.lgs. 195/1995.
È doveroso ricordare che né USAMi Aeronautica né ITAMIL Esercito hanno sottoscritto il contratto relativo al triennio 2022-2024, ritenendolo largamente insufficiente sotto il profilo delle risorse destinate al personale e inadeguato a compensare l’impatto dell’elevata inflazione registrata nel periodo. USAMi Aeronautica ha sviluppato recentemente il calcolatore della perdita di potere d’acquisto proprio per dare la misura oggettiva dell’impoverimento dei militari dal grado di Aviere fino a quello di Capitano.
Grazie all’azione di pressione mediatica e informazione, esercitata da USAMi successivamente alla firma del contratto scandalo, e con il chiaro intento di dover porre rimedio ai danni fatti, per la prima volta in assoluto, la negoziazione si apre durante il triennio di riferimento, e non con il consueto ritardo.
Andiamo al sodo e diciamo subito che da quanto è emerso dal recente incontro con il Governo le risorse disponibili per il prossimo contratto si prospettano addirittura inferiori a quelle stanziate per il triennio precedente. Una scelta politica non percorribile che impone una riflessione a tutti i militari coinvolti.
In questo contesto, la recente dichiarazione del Ministro della Difesa, on. Guido Crosetto, il quale ha manifestato l’intenzione di destinare al personale parte delle risorse dell’aumento del PIL per la spesa militare, rappresenta l’unica strada percorribile per evitare di condannare alla fame centinaia di migliaia di militari e le loro famiglie.
I sindacati militari firmatari i quali, per inesperienza (a voler essere buoni), hanno accettato di firmare il peggior contratto di sempre, i cui aumenti netti sono abbondantemente inferiori ai tanto sbandierati 100 euro mensili a salire dall’Aviere Capo, configurandosi per le fasce più deboli in una diminuzione di stipendio, firmando l’ultimo contratto, sicuramente non hanno contribuito ad un recupero inflattivo di quanto perso in questi anni. Molto peggio dell’indimenticabile blocco stipendiale, in quel caso il male almeno era comune.
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