Effetti pensionistici

A novembre 2025 abbiamo pubblicato un articolo in cui abbiamo chiarito le voci sugli effetti pensionistici che la bozza della legge finanziaria in circolazione avrebbe portato.
La recentissima pubblicazione della legge di bilancio ha fatto ripartire, in pieno stile “radio naia” una serie di notizie sugli effetti pensionistici per il personale militare e, tra voci parzialmente corrette o altre totalmente infondate, USAMi interviene al fine di chiarire cosa ci attende. 

Nella tabella accessibile solo agli iscritti (effettua il login per vederla) , abbiamo sintetizzato gli effetti concreti della manovra.

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Si noterà subito che per determinare gli aumenti complessivi  della speranza di vita dal 2028 (ad oggi è certo l’aumento progressivo fino a 3 mesi entro il 2030), bisognerà attendere il previsto Decreto Direttoriale del MEF che ne stabilirà la misura e, anche, che gli aumenti della speranza di vita non interesseranno il personale che ha maturato i 35 anni contributivi al compimento dell’età anagrafica prevista dal COM.

E’ evidente, purtroppo, che per l’ennesima volta non c’è stata alcuna attenzione per il personale del Comparto Difesa e Sicurezza per il quale, come abbiamo già scritto in passato, il riconoscimento della “specificità” continua a non concretizzarsi.

Una parziale salvaguardia potrebbe derivare dall’applicazione del comma 181 dell’art. 1, il quale stabilisce che i Ministri Interessati (Difesa, Interno, Giustizia e MEF) individuino specifiche professionalità di peculiare impiego, alle quali non applicare gli ulteriori aumenti di speranza di vita previsti dal comma 180, come pure vigileremo sull’applicazione delle salvaguardie previste dal comma 186.

Il nostro auspicio è che tutte le sigle condividano la nostra visione, al fine di fare fronte comune per chiedere la partecipazione dei sindacati nel processo decisionale necessario ad individuare le figure professionali da salvaguardare.

Per quanto riguarda il TFS abbiamo analizzato il comma 198 dell’art. 1, dal quale si evince un primo, seppur piccolissimo, passo di riduzione dei termini di pagamento. Infatti, l’articolato prevede che dal 1° gennaio 2027, esclusivamente per coloro che cessano dal servizio per raggiunti limiti di età, la liquidazione dell’indennità di buonuscita avvenga dopo 9 mesi e non più 12. Certamente non bisogna essere euforici, l’anticipo di soli tre mesi lasciando il pagamento in tranche di € 50.000,00 non risolve la problematica di un ingiustificato “sequestro” delle somme maturate in una intera vita lavorativa. Inoltre, sarà necessario vigilare sulla continuità di applicazione dell’art. 24 del Decreto-legge 4/2019, che prevede una riduzione dell’aliquota IRPEF sul TFS del 1,5% per i pagamenti oltre i dodici mesi. Qualcuno si chiederà il perché di tale timore? E’ subito detto: qualora la prima tranche di 50.000,00 euro fosse liquidata a 11 mesi 29 giorni, con un guadagno temporale di un solo giorno, avremmo una perdita per maggiore IRPEF quantificabile fino a 800 euro.

Adesso focalizziamo la nostra attenzione sul comma 182 dell’art. 1.

In base agli stanziamenti già in vigore con il comma 95 dell’art. 1 della Legge 234/2021, il fondo destinato all’adozione di provvedimenti normativi volti alla progressiva perequazione del regime previdenziale del personale militare è di 120 milioni di euro; in base al comma 182 in esame, tale fondo aumenterà entro il 2030 di 170 milioni di euro, portando il valore complessivo a 290 milioni di euro. Meglio di niente, ma oggettivamente questi fondi sono insufficienti a creare forme di perequazioni adeguate al danno causato dalla mancanza di provvedimenti previdenziali complementari. Inoltre, sulla base di quanto previsto dal comma 96 del citato art. 1 della Legge 234/2021, tali fondi potrebbero non essere riservati esclusivamente per la c.d. “previdenza dedicata.  Abbiamo analizzato la c.d. previdenza dedicata, riscontrando che il valore non è così elevato come si può pensare, riducendo il vantaggio solo per le pensioni già alte e per quelle con una quota retributiva importante. Per il personale completamente contributivo (arruolato dal 01/01/1996) o per gli arruolati post 1992, il vantaggio della dedicata è scarso, e la forte riduzione di reddito tra ultimo stipendio e pensione, certamente non potrà essere ripianata dal TFS o da quello che ne rimane una volta estinti i, probabili, debiti che soprattutto le categorie di militari economicamente più debole, normalmente contrae per la conduzione familiare. E’ indispensabile uno studio sociale della popolazione militare, focalizzando l’attenzione proprio tra queste ultime categorie;  il rischio è di dare vantaggi a pochi, e quei pochi non è detto che siano i più bisognosi,  adottando ulteriori forme di previdenza, oltre a quella dedicata, già ampiamente elaborate da USAMi Aeronautica.

Va  considerato anche che il citato comma 96 dell’art. 1 della Legge 234/2021, alla lettera b), prevede che tali fondi siano destinati anche alle forme pensionistiche complementari di cui all’articolo 26, comma 20, della legge 23 dicembre 1998, n. 448.

Dobbiamo essere seri e dire le cose come stanno, la politica, e in parte i vertici militari, devono comprendere che il confronto con le sigle sindacali è l’unica strada per arrivare a strumenti previdenziali perequativi che soddisfino le esigenze di tutto il personale.

Dopo l’ultimo contratto, i famosi 100 euro netti di aumento a partire dall’Aviere Capo peraltro mai visti e il FESI calato dall’alto da SMD, è evidente una scarsissima se non inesistente attenzione verso le specifiche necessità dei cittadini in divisa e delle loro famiglie, non solo per quanto riguarda gli aspetti pensionistici ma anche quando si parla di trattamenti economici e tutele. 

All’alba della negoziazione del contratto economico 2025-27, quasi tre militari su quattro non sono ancora iscritti ad un Sindacato Militare, con il rischio di veicolare verso i vertici politici il messaggio sbagliato che tutto sommato la situazione economica per i militari italiani è ancora sostenibile.

Va dato un segnale chiaro ed inequivocabile, e USAMi Aeronautica, l’unico sindacato militare che non ha visto nessuna flessione nella crescita dei propri iscritti, eguagliando in termini di iscritti sigle esistenti da oltre un lustro è il miglior soggetto da scegliere.  Unisciti anche tu ad USAMi Aeronautica, anche nelle tue mani c’è il tuo destino.

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