Incostituzionale il differimento e la rateizzazione del TFS. Ma per ora non cambia nulla

Successivamente alle sentenze numero 159 del 2019 e 130 del 2023, con le quali la Corte Costituzionale dava indicazioni precise in merito al differimento e la rateizzazione del TFS per i dipendenti pubblici, con Ordinanza n. 25/2026 la Consulta ha confermato l’orientamento già espresso, stabilendo che l’attuale sistema di pagamento viola l’art. 36 della Costituzione Italiana, in quanto non eroga somme che sono state già maturate dal lavoratore.

Il SINAFI è intervenuto più volte sulla questione, per chi volesse approfondire qui il link.

Il legislatore nel tempo ha posto in atto anche due proposte di legge (XIX legislatura, A.C. 1254 e A.C. 1264) con l’intenzione di dare seguito alle precedenti indicazioni della Corte, attraverso la riduzione del termine dilatorio per la liquidazione nei casi di cessazione dal servizio per raggiungimento dei limiti d’età o di servizio, nonché attraverso la rivalutazione delle fasce di importo per l’erogazione rateale dei medesimi trattamenti.

Tali proposte non hanno però avuto seguito per il parere negativo espresso dalla Ragioneria Generale dello Stato per gli effetti peggiorativi sui saldi della finanza pubblica causa il relativo fabbisogno economico, privo di copertura, e il conseguente indebitamento.

La Corte, con la recentissima ordinanza, ha dovuto, inoltre, tener conto che un’eventuale sentenza Ablativa avrebbe comportato l’espunzione contestuale e retroattiva di ogni dilazione di pagamento, con l’immediata esigibilità da parte di tutti i soggetti interessati delle somme non percepite, con conseguenze drastiche sulle casse pubbliche.

Riconoscendo invece il compito del Legislatore della gestione delle casse pubbliche, con la sentenza n. 25/2026, la Corte ha ritenuto di disporre il rinvio del giudizio in corso, fissando una nuova discussione delle questioni di legittimità costituzionali all’udienza del 14 gennaio 2027, all’esito della quale potrà essere valutata l’eventuale sopravvenienza di una novella legislativa che pianifichi la eliminazione dei meccanismi dilatori.

E’ ancora presto per cantar vittoria; purtroppo i militari, i quali hanno per una intera vita lavorativa prestato servizio per la protezione della Patria, dovranno attendere l’inizio del 2027 per conoscere un altro capitolo di questa storia che ormai appare essere infinita.

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