La libertà sindacale del personale militare è oggi oggetto di attenzione in sede giudiziaria. Davanti al TAR Sicilia – Palermo è infatti in essere un procedimento molto importante che riguarda la decadenza automatica dalle cariche sindacali nei casi in cui a un dirigente venga inflitta una semplice sanzione disciplinare di stato

Nel corso dell’udienza svoltasi nei giorni scorsi, intentata da ITAMIL Esercito e Girolamo Foti (già Segretario Generale di ITAMIL Esercito, colpito  dal provvedimento di decadenza a vita da qualsiasi carica sindacale proprio a seguito dell’applicazione indiscriminata della norma contestata) sono intervenuti a sostegno del ricorso anche USAMi Aeronautica, rappresentata dall’Avv. Francesco Baccaro e il Sindacato Nazionale Finanzieri (SINAFI), con l’obiettivo di difendere le garanzie costituzionali legate all’attività sindacale dei militari.

In pratica, la legge prevede che, in presenza di una sanzione disciplinare di stato (sospensione dal servizio) che potrebbe essere conseguente, ad esempio, ad una semplice denuncia del vicino di casa per un alterco, o ad un incidente d’auto, il dirigente perda automaticamente e per sempre il proprio incarico, configurandosi in una vera e propria condanna a morte professionale! Durante l’udienza è stato argomentato come proprio questo meccanismo, rigido e sproporzionato, crei forti limitazioni all’attività sindacale

Non possiamo sottacere il fatto che vi siano figure istituzionali anche politiche che oggi, con incarichi ben più prestigiosi di un semplice sindacalista militare, hanno condanne in via definitiva e continuano ad operare nel loro settore.

Va precisato che il sindacato militare si fonda su un sistema di volontariato, intriso di abnegazione e sacrifici, tempo, e spesso anche denaro, sottratti alla famiglia, assenze da casa, lavoro quotidiano senza riserve e senza tutele assistenziali, tutto ciò con una spada di Damocle derivante dal precitato automatismo sanzionatorio, posta sulle teste di chi, secondo quanto previsto dall’articolo 39 della Costituzione Italiana, e ora sancito dal Codice dell’Ordinamento Militare, si è fatto avanti per difendere i diritti dei militari; a rimetterci, evidentemente, oltre ai sindacalisti, sono anche tutti i militari da questi rappresentati.

Rimaniamo in attesa della decisione del TAR, sperando, in un invio della questione alla Corte Costituzionale. I militari tutti, dopo 40 anni di rappresentanza con i suoi ben conosciuti limiti, hanno il diritto di accedere a Sindacati competenti, efficaci e liberi da ricatti.

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