Negli ultimi giorni assistiamo a un fiorire di proposte “innovative” avanzate da alcune sigle sindacali: smart working e settimana corta come soluzione al caro vita e alle difficoltà del personale. Idee che, a leggerle così, sembrano quasi rivoluzionarie, peccato che, a guardarle da vicino, risultino più slogan che soluzioni concrete.
Smart working e settimana corta
Sia chiaro; l’idea in teoria è affascinante, moderna, perfino seducente: lavorare da casa, risparmiare carburante, migliorare il bilanciamento vita-lavoro. Tutto bello; ma ne siamo proprio sicuri?
Noi siamo in una Forza Armata, non in un ufficio amministrativo qualsiasi. E qui arriva il primo, enorme problema: non tutto il personale può accedere allo smart-working.
Chi svolge mansioni tecniche, manutentive, operative — cioè una parte consistente del personale — semplicemente non può lavorare da remoto. Solo a titolo di esempio, gli aeromobili non si manutengono dal salotto di casa, i servizi di guardia non si svolgono in smart working, “covid docet”.
E allora la domanda è inevitabile: che senso ha proporre una misura che riguarda solo una minoranza? Se l’obiettivo dichiarato è contrastare il carovita, proporre uno strumento che aiuta pochi e lascia indietro molti non è una soluzione, bensì una frattura tra chi ne beneficia e chi ne resta escluso. E’ esattamente questo il punto: noi non siamo disponibili ad alimentare divisioni interne.
Non è tutto oro quello che luccica
Va necessariamente evidenziato che queste misure non creano, automaticamente, benefici economici per tutto il personale coinvolto. Un lavoratore impiegato in smart working da un lato risparmia i soldi del carburante, ma dall’altro viene fatto carico di tutte le spese che servono alla conduzione lavorativa, ovvero, climatizzazione, energia elettrica, uso di dispositivi elettronici e degli spazi sottratti alla famiglia, e in ultimo, ma non ultimo per importanza, il pasto. In pratica per alcuni soggetti il rischio è di risparmiare tre euro di carburante e spenderne dieci per lavorare da casa!
C’è poi un aspetto che merita una riflessione, anche con un pizzico di ironia.
Gli stessi sindacati che oggi scoprono improvvisamente lo smart-working come rimedio al caro vita sono gli stessi che hanno sottoscritto un contratto con incrementi economici del tutto insufficienti, incapace di coprire neanche una minima parte dell’inflazione reale.
È quantomeno singolare che chi non ha difeso il potere d’acquisto del personale, oggi propone scorciatoie organizzative per compensare ciò che non è stato ottenuto sul piano economico nella sede prevista, ovvero il tavolo negoziale!
Cosa propone USAMi Aeronautica
Riteniamo più utile e concreto chiedere allo Stato Maggiore dell’Aeronautica un’azione di sensibilizzazione verso i Comandi affinché venga realmente valorizzata la flessibilità individuale dell’orario, già prevista dalla SMA ORD 11.
Una flessibilità che, se applicata con equilibrio e buon senso, può consentire soluzioni organizzative anche assimilabili alla settimana corta, ma senza imposizioni generalizzate e soprattutto senza creare disparità.
Meno slogan, più realtà
Il personale ha bisogno di risposte serie, eque e strutturali e non di proposte che funzionano solo per alcuni. Come USAMi Aeronautica continueremo a difendere un principio semplice: il contratto economico è lo strumento con il quale si aggiornano, per tutti, gli stipendi al caro vita.
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