Nel mese di marzo di quest’anno USAMi Aeronautica ha iniziato a lavorare sulla questione della durata delle missioni OFCN.
Ad oggi questa è la situazione.
La componente manutentiva rappresenta una funzione strategica “mission critical” ad altissima responsabilità. Si tratta di garantire continuità tecnica ai sistemi d’arma, agli aeromobili o agli apparati complessi, assicurando h24, 365 giorni l’anno, standard elevatissimi di sicurezza, affidabilità ed efficienza operativa in contesti ad alta pressione psicofisica.
L’attività manutentiva militare, infatti, opera costantemente in un equilibrio delicato tra tempestività, precisione tecnica e responsabilità operativa. Un errore, una riduzione dell’attenzione o un deterioramento delle performance cognitive possono avere conseguenze dirette sulla sicurezza del personale, dei mezzi e della missione stessa.
Per questo motivo, il personale manutentore è già fisiologicamente esposto, anche in Patria, a livelli elevati di stress professionale derivanti da:
responsabilità tecniche continue;
pressione operativa;
attività ad alta concentrazione;
reperibilità;
carenza di organici;
ritmi lavorativi intensi;
necessità di garantire elevati standard di sicurezza senza margini di errore.
A tale carico strutturale si aggiunge, durante l’impiego in OFCN, un ulteriore livello di stress operativo e ambientale che amplifica significativamente il rischio di affaticamento psicofisico.
Stress cumulativo e rischio operativo
Il personale manutentore impiegato nei teatri operativi si trova frequentemente a lavorare in condizioni caratterizzate da:
elevata pressione psicologica;
contesti logistici complessi;
turnazioni prolungate;
riduzione dei tempi di recupero;
alterazione dei ritmi sonno-veglia;
lontananza prolungata dal contesto familiare;
esposizione continuativa a condizioni ambientali usuranti.
Lo stress OFCN, quindi, non nasce su un terreno neutro, ma si somma a un livello di usura professionale già presente durante l’attività ordinaria in Patria.
Questo fenomeno di stress cumulativo rappresenta un elemento che le moderne organizzazioni complesse non possono ignorare, soprattutto nei settori “mission critical” dove il fattore umano incide direttamente sulla sicurezza operativa.
La letteratura scientifica e la normativa in materia di sicurezza sul lavoro riconoscono da tempo che l’esposizione prolungata a carichi elevati senza adeguati tempi di recupero aumenta il rischio di:
errore umano;
decremento della lucidità cognitiva;
stress lavoro-correlato;
burnout operativo;
riduzione dell’attenzione;
incremento del rischio incidentale;
deterioramento del benessere psicofisico.
Nel comparto manutentivo militare tali aspetti assumono un valore ancora più delicato, perché la manutenzione non è una funzione accessoria, ma una capacità operativa essenziale.
Turni più brevi come misura di mitigazione del rischio
Ridurre la durate dei turni OFCN rappresenta una misura organizzativa di mitigazione del rischio operativo.
Una rotazione più sostenibile consentirebbe infatti di:
contenere l’accumulo di fatica;
preservare la capacità attentiva del personale tecnico;
mitigare lo stress lavoro-correlato;
migliorare il recupero psicofisico;
aumentare la sicurezza manutentiva;
mantenere elevati standard qualitativi nel tempo;
ridurre il rischio di errore in attività “mission critical”;
andare incontro alle legittime esigenze familiari.
La sostenibilità operativa non può essere valutata esclusivamente in termini numerici o logistici. Un’organizzazione realmente efficiente è quella capace di mantenere prestazioni elevate senza compromettere la salute e la resilienza del proprio personale.
Benessere organizzativo e responsabilità dell’Amministrazione
Anche il comparto Difesa è oggi chiamato ad applicare principi sempre più avanzati in materia di benessere organizzativo, prevenzione dello stress lavoro-correlato e tutela della vita privata del personale come espressamente indicato dal PIAO 2026-28.
Il quadro normativo nazionale ed europeo, insieme agli indirizzi contenuti nei moderni strumenti di programmazione della Pubblica Amministrazione, evidenzia come la tutela del personale rappresenti un elemento centrale dell’efficienza organizzativa.
Ignorare gli effetti del super impiego operativo rischia non solo di incidere sul benessere individuale e sulla stabilità familiare, ma anche di esporre l’Amministrazione a criticità organizzative, incremento del rischio operativo e potenziali contenziosi legati alla mancata prevenzione dei rischi lavorativi.
Tutelare il personale significa proteggere la missione
Ridurre la durata dei turni OFCN non significa diminuire la capacità operativa, né stiamo chiedendo di ridurre i periodi a cui il personale è ordinato di partecipare. L’obiettivo è di rendere la missione più resiliente, moderna e sostenibile, soprattutto in considerazione che i teatri aperti sono vari e le missioni saranno ripetute nel tempo dal limitato personale qualificato sul sistema d’arma. Peraltro turni ridotti sono già previsti in altri contesti operativi.
Il personale manutentore costituisce una risorsa altamente specializzata, difficilmente sostituibile e strategica per l’efficienza dello strumento militare. Tutelarne equilibrio psicofisico, lucidità operativa e qualità della vita significa proteggere direttamente la sicurezza delle operazioni.
Per questo motivo, l’introduzione di un limite temporale inferiore, rispetto a quello attuale, nei teatri operativi per il personale manutentore deve diventare un obiettivo prioritario di confronto tra Amministrazione e Sindacati Militari.
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