Etica e Privilegio: La favola del grano diviso
C’era una volta — e purtroppo c’è ancora — il fantastico Regno dell’Etica.
Un luogo davvero speciale: gli impegni aumentano, la popolazione diminuisce… e il lavoro, miracolosamente, si moltiplica da solo. O meglio: si moltiplica sulle spalle di chi resta.
Il Reggente e i suoi Feudatari, grandi esperti di parole altisonanti, ogni giorno ricordavano al popolo quanto fossero importanti il sacrificio, la dedizione e — ovviamente — l’Etica.
“Date il massimo!” dicevano.
“E se non basta, date anche lo STRAORDINARIO. Magari pure gratis, che fa bene allo spirito.”
Poi arrivò il giorno della distribuzione del grano.
Un momento atteso, quasi festoso… almeno in apparenza.
Il Reggente, con aria solenne, annunciò:
“Popolo! Poiché siete numerosi e pieni di spirito di sacrificio, a voi andrà ben il 63% del grano!”
“Io e i miei pochi Feudatari ci accontenteremo del restante 37%. Come vedete… la parte minore… L’Etica ci guida!”
Silenzio, Poi un vassallo alzò la mano:
“Mi perdoni, Signore… giusto per capire. Se abbiamo 1000 chicchi di grano, noi siamo in 100 e voi in 10.
Noi ci dividiamo 630 chicchi: 6,3 a testa.
Voi vi dividete 370 chicchi: 37 a testa.
Ora… la matematica magari è un’opinione, ma la fame no.
Mi spiega dov’è l’Etica?
E soprattutto… dov’è il sacrificio condiviso?
Perché i miei figli mangiano pane secco e mortadella, mentre i vostri fanno merenda con focaccia e prosciutto crudo?”.
Il Reggente fissò il vuoto, probabilmente sperando in un improvviso guasto alla matematica.
Ma un Feudatario intervenne prontamente, visibilmente indignato:
“Che arroganza! Non devi lamentarti!
Voi siete già abituati a stipendi bassi, fermi da anni… per voi è la normalità. Non cambia molto.
Noi invece abbiamo responsabilità! I nostri compensi crescono con il costo della vita! È ovvio che ci siano… diciamo… degli adeguamenti.
Vuoi mica metterti al nostro livello?”
A quel punto, un uomo che aveva osservato tutta la scena da lontano si fece avanti.
“Messere,” disse con calma, “forse vi è sfuggito un dettaglio.
Il tempo in cui tutto restava chiuso dentro queste mura è finito.
Oggi il popolo ha strumenti nuovi. Ha una voce. Ha qualcuno a cui rivolgersi quando l’‘Etica’ diventa… contabilità creativa”.
Una figura che dice chiaramente: ‘USAMI’.
“E fidatevi: se continuerete così, questa storia non resterà nel Regno. Farà il giro dell’Impero. E non come favola… ma come esempio.”
Poi si voltò verso il popolo:
“E voi… state attenti. L’Etica non è uno slogan da ascoltare. È qualcosa da pretendere.
Avvicinatevi al cambiamento. Quello vero. E lasciate perdere le vecchie versioni: sono ristampe, nemmeno aggiornate.”
Per la prima volta, il popolo non abbassò lo sguardo.
E iniziò a muoversi.
Nel Regno dell’Etica, alla fine, vissero tutti felici e contenti.
Sì, anche il Reggente e i Feudatari.
Perché scoprirono — con grande sorpresa — che un popolo trattato con giustizia lavora meglio.

