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Il 13 ottobre 2026 si è svolto presso il Dipartimento della Funzione Pubblica il primo incontro tecnico sulla previdenza del personale militare e delle Forze di Polizia, dopo la manifestazione del 18 luglio. USAMi ha presentato una proposta per affrontare il danno pensionistico accumulato negli anni.
Il confronto è stato avviato, ma non sono stati assunti impegni finanziari concreti né individuate soluzioni. Il personale continua ad attendere risposte su una questione che si trascina da decenni.
Superare la contrapposizione tra previdenza complementare e dedicata, costruendo una soluzione che tenga conto delle diverse generazioni e delle differenti situazioni contributive.
Assicurarla finalmente, in particolare alle nuove generazioni di militari che svolgeranno la propria carriera nel sistema contributivo.
Valutare un coefficiente aggiuntivo nella capitalizzazione annuale del montante, per compensare il pregiudizio previdenziale in proporzione alla posizione individuale.
Verificare se gli spazi di flessibilità europea sulla spesa per la Difesa possano essere legittimamente utilizzati anche per specifici interventi previdenziali.
La prima fase del tavolo prevede la raccolta dei dati delle Amministrazioni, la verifica delle differenze pensionistiche e la stima degli effetti del mancato avvio della previdenza complementare.
USAMi chiede scelte politiche, coperture finanziarie e risultati concreti, continuando a partecipare al confronto e a esercitare le proprie prerogative sindacali.
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Primo incontro sulla previdenza del personale militare e delle Forze di Polizia. USAMi propone un sistema integrato che superi la contrapposizione tra previdenza complementare e dedicata, intervenendo direttamente sul montante contributivo individuale. Ma dal Governo, per ora, nessuna risorsa.
Si è svolto ieri, 13 ottobre, presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, il primo incontro tecnico dedicato alla previdenza del personale militare e delle Forze di Polizia, convocato a seguito degli impegni politici assunti dal Governo dopo la storica manifestazione del 18 luglio scorso, che ha portato in piazza a Roma oltre 6.000 appartenenti al comparto Difesa e Sicurezza. Ad aprire i lavori è stato il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, che, dopo il proprio intervento, ha lasciato la conduzione del tavolo al Presidente che ordinariamente coordina le procedure negoziali del comparto.
Presenti le organizzazioni sindacali delle Forze Armate, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, delle Forze di Polizia e della Polizia Penitenziaria. Un elemento ha accomunato tutti gli interventi: non è più tollerabile rinviare la soluzione di una questione previdenziale che si trascina da decenni, penalizzando migliaia di donne e uomini in uniforme. Eppure, proprio su questo punto, il tavolo è partito con il piede sbagliato: non è stato annunciato alcuno stanziamento di risorse economiche.
Il metodo di lavoro: prima i dati, poi il confronto. Ma serviranno i soldiLa Presidenza del tavolo ha illustrato il percorso tecnico che si intende seguire. La prima fase sarà dedicata alla raccolta dei dati presso le diverse Amministrazioni, per ricostruire gli attuali trattamenti pensionistici, verificarne le differenze e soprattutto quantificare, anche attraverso proiezioni per i prossimi anni, gli effetti economici derivanti dal mancato avvio della previdenza complementare. Una volta acquisiti questi elementi, sarà convocato un ulteriore incontro per esaminare i risultati e confrontarsi sulle possibili soluzioni. Un percorso conoscitivo certamente utile, ma che non può trasformarsi nell'ennesima occasione per rinviare decisioni ormai indifferibili. Il problema previdenziale non nasce oggi. È conosciuto da decenni e non può essere risolto soltanto attraverso studi, proiezioni e nuovi tavoli tecnici. Occorrono scelte politiche e, soprattutto, risorse finanziarie.
La proposta USAMI: superare la contrapposizione tra previdenza complementare e dedicataNel proprio intervento USAMi Aeronautica ha ribadito la necessità di affrontare la questione con una visione complessiva, evitando di polarizzare il confronto su due sole soluzioni, considerate tra loro alternative: previdenza complementare e previdenza dedicata. Non bisogna scegliere tra due strumenti, ma costruire un sistema previdenziale integrato, capace di rispondere alle differenti condizioni generazionali e al diverso danno pensionistico subito dal personale. In questa prospettiva USAMi ha richiamato anche la proposta sostenuta dalle organizzazioni sindacali promotrici del Patto per la Difesa e la Sicurezza dei Cittadini, protagoniste della manifestazione nazionale dello scorso 18 luglio.
La previdenza complementare deve essere finalmente assicurata, in particolare alle nuove generazioni di militari, che hanno davanti a sé un intero percorso lavorativo nel sistema contributivo. La previdenza dedicata può rappresentare un ulteriore strumento di tutela, ma presenta limiti che non possono essere ignorati. Da un lato, infatti, rischia di introdurre benefici sostanzialmente uniformi, senza distinguere adeguatamente il diverso pregiudizio previdenziale maturato dai singoli militari nel corso degli anni. Dall'altro, gli effetti economici di alcuni interventi sulla pensione possono essere progressivamente ridimensionati dall'evoluzione dei coefficienti di trasformazione, con il rischio che risorse stanziate oggi producano nel tempo benefici inferiori alle aspettative.
La terza strada: intervenire direttamente sul montante contributivoUSAMi ha quindi rappresentato la necessità di valutare una terza soluzione, da integrare con gli altri strumenti previdenziali: un intervento strutturale sul montante contributivo individuale. L'obiettivo è ricostruire, anno per anno, il pregiudizio previdenziale derivante dalla mancata attivazione della previdenza complementare e individuare un meccanismo correttivo che agisca direttamente sulla rivalutazione del montante accumulato da ciascun militare. In particolare, è stata prospettata l'introduzione di un coefficiente aggiuntivo nel meccanismo annuale di capitalizzazione del montante contributivo, in modo da riconoscere una compensazione proporzionata alla posizione previdenziale individuale. Non un beneficio indistinto, dunque, ma un intervento che tenga conto del danno effettivamente maturato nel tempo, valorizzando le differenti storie contributive e le diverse generazioni di personale. Una proposta che merita un approfondimento tecnico, ma che consentirebbe di affrontare la questione alla radice, senza limitarsi a misure generalizzate che rischiano di non compensare adeguatamente le perdite pensionistiche accumulate.
Dove trovare le risorse? USAMI richiama la flessibilità europea sulla spesa per la DifesaUn ulteriore punto sollevato da USAMi riguarda la questione decisiva delle coperture finanziarie. Nel corso dell'incontro abbiamo chiesto se il Governo intenda valutare l'utilizzo degli spazi di flessibilità previsti dal quadro europeo di bilancio per l'incremento della spesa per la Difesa, attraverso la clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità e crescita. La questione assume particolare rilevanza anche alla luce degli impegni assunti dai Paesi alleati in sede NATO per il progressivo aumento degli investimenti nella Difesa, nell'ambito dei quali trovano riconoscimento, secondo le regole di contabilizzazione dell'Alleanza, anche determinate spese pensionistiche del personale militare. Naturalmente, l'inclusione delle pensioni nella contabilizzazione NATO non determina automaticamente la possibilità di finanziare qualsiasi intervento previdenziale attraverso la flessibilità europea, che resta soggetta a specifici requisiti e limiti.
Proprio per questo USAMi ha chiesto di conoscere se esista una concreta volontà politica di esplorare anche questa possibilità, verificando quali interventi previdenziali possano effettivamente trovare copertura nei margini consentiti dalle regole europee. Se l'Europa riconosce l'esigenza di rafforzare la Difesa e gli alleati NATO si impegnano ad aumentare gli investimenti nel settore, riteniamo doveroso verificare ogni spazio finanziario legittimamente utilizzabile anche per tutelare il futuro pensionistico delle donne e degli uomini che garantiscono la sicurezza del Paese. La Difesa non è fatta soltanto di armamenti, mezzi e infrastrutture. È fatta, prima di tutto, di persone. E la sicurezza previdenziale di quelle persone non può continuare a essere considerata una questione secondaria.
Il bilancio del primo incontro: nessuna risorsa, nessuna soluzione. Per ora soltanto un percorso tecnico.Allo stato attuale, il bilancio dell'incontro non consente facili entusiasmi. È stato avviato un confronto, è stato definito un metodo di lavoro e si procederà alla raccolta dei dati necessari per quantificare le criticità previdenziali del comparto. Ma non sono state annunciate risorse, non sono stati assunti impegni finanziari concreti e non è stata ancora individuata una soluzione. USAMI continuerà a partecipare al confronto con proposte tecnicamente fondate, senza rinunciare a esercitare tutte le proprie prerogative sindacali per ottenere risposte. La manifestazione del 18 luglio ha imposto la questione previdenziale all'attenzione della politica. Ora spetta al Governo dimostrare che gli impegni assunti non si esauriranno nell'istituzione di nuovi tavoli. I militari hanno già aspettato troppo.
Non servono altri annunci: servono risorse, decisioni e risultati concreti.
Primo incontro sulla previdenza del personale militare e delle Forze di Polizia. USAMi propone un sistema integrato che superi la contrapposizione tra previdenza complementare e dedicata, intervenendo direttamente sul montante contributivo individuale. Ma dal Governo, per ora, nessuna risorsa.
Si è svolto ieri, 13 ottobre, presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, il primo incontro tecnico dedicato alla previdenza del personale militare e delle Forze di Polizia, convocato a seguito degli impegni politici assunti dal Governo dopo la storica manifestazione del 18 luglio scorso, che ha portato in piazza a Roma oltre 6.000 appartenenti al comparto Difesa e Sicurezza. Ad aprire i lavori è stato il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, che, dopo il proprio intervento, ha lasciato la conduzione del tavolo al Presidente che ordinariamente coordina le procedure negoziali del comparto.
Presenti le organizzazioni sindacali delle Forze Armate, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, delle Forze di Polizia e della Polizia Penitenziaria. Un elemento ha accomunato tutti gli interventi: non è più tollerabile rinviare la soluzione di una questione previdenziale che si trascina da decenni, penalizzando migliaia di donne e uomini in uniforme. Eppure, proprio su questo punto, il tavolo è partito con il piede sbagliato: non è stato annunciato alcuno stanziamento di risorse economiche.
Il metodo di lavoro: prima i dati, poi il confronto. Ma serviranno i soldi
La Presidenza del tavolo ha illustrato il percorso tecnico che si intende seguire. La prima fase sarà dedicata alla raccolta dei dati presso le diverse Amministrazioni, per ricostruire gli attuali trattamenti pensionistici, verificarne le differenze e soprattutto quantificare, anche attraverso proiezioni per i prossimi anni, gli effetti economici derivanti dal mancato avvio della previdenza complementare. Una volta acquisiti questi elementi, sarà convocato un ulteriore incontro per esaminare i risultati e confrontarsi sulle possibili soluzioni. Un percorso conoscitivo certamente utile, ma che non può trasformarsi nell'ennesima occasione per rinviare decisioni ormai indifferibili. Il problema previdenziale non nasce oggi. È conosciuto da decenni e non può essere risolto soltanto attraverso studi, proiezioni e nuovi tavoli tecnici. Occorrono scelte politiche e, soprattutto, risorse finanziarie.
La proposta USAMI: superare la contrapposizione tra previdenza complementare e dedicata
Nel proprio intervento USAMi Aeronautica ha ribadito la necessità di affrontare la questione con una visione complessiva, evitando di polarizzare il confronto su due sole soluzioni, considerate tra loro alternative: previdenza complementare e previdenza dedicata. Non bisogna scegliere tra due strumenti, ma costruire un sistema previdenziale integrato, capace di rispondere alle differenti condizioni generazionali e al diverso danno pensionistico subito dal personale. In questa prospettiva USAMi ha richiamato anche la proposta sostenuta dalle organizzazioni sindacali promotrici del Patto per la Difesa e la Sicurezza dei Cittadini, protagoniste della manifestazione nazionale dello scorso 18 luglio.
La previdenza complementare deve essere finalmente assicurata, in particolare alle nuove generazioni di militari, che hanno davanti a sé un intero percorso lavorativo nel sistema contributivo. La previdenza dedicata può rappresentare un ulteriore strumento di tutela, ma presenta limiti che non possono essere ignorati. Da un lato, infatti, rischia di introdurre benefici sostanzialmente uniformi, senza distinguere adeguatamente il diverso pregiudizio previdenziale maturato dai singoli militari nel corso degli anni. Dall'altro, gli effetti economici di alcuni interventi sulla pensione possono essere progressivamente ridimensionati dall'evoluzione dei coefficienti di trasformazione, con il rischio che risorse stanziate oggi producano nel tempo benefici inferiori alle aspettative.
La terza strada: intervenire direttamente sul montante contributivo
USAMi ha quindi rappresentato la necessità di valutare una terza soluzione, da integrare con gli altri strumenti previdenziali: un intervento strutturale sul montante contributivo individuale. L'obiettivo è ricostruire, anno per anno, il pregiudizio previdenziale derivante dalla mancata attivazione della previdenza complementare e individuare un meccanismo correttivo che agisca direttamente sulla rivalutazione del montante accumulato da ciascun militare. In particolare, è stata prospettata l'introduzione di un coefficiente aggiuntivo nel meccanismo annuale di capitalizzazione del montante contributivo, in modo da riconoscere una compensazione proporzionata alla posizione previdenziale individuale. Non un beneficio indistinto, dunque, ma un intervento che tenga conto del danno effettivamente maturato nel tempo, valorizzando le differenti storie contributive e le diverse generazioni di personale. Una proposta che merita un approfondimento tecnico, ma che consentirebbe di affrontare la questione alla radice, senza limitarsi a misure generalizzate che rischiano di non compensare adeguatamente le perdite pensionistiche accumulate.
Dove trovare le risorse? USAMI richiama la flessibilità europea sulla spesa per la Difesa
Un ulteriore punto sollevato da USAMi riguarda la questione decisiva delle coperture finanziarie. Nel corso dell'incontro abbiamo chiesto se il Governo intenda valutare l'utilizzo degli spazi di flessibilità previsti dal quadro europeo di bilancio per l'incremento della spesa per la Difesa, attraverso la clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità e crescita. La questione assume particolare rilevanza anche alla luce degli impegni assunti dai Paesi alleati in sede NATO per il progressivo aumento degli investimenti nella Difesa, nell'ambito dei quali trovano riconoscimento, secondo le regole di contabilizzazione dell'Alleanza, anche determinate spese pensionistiche del personale militare. Naturalmente, l'inclusione delle pensioni nella contabilizzazione NATO non determina automaticamente la possibilità di finanziare qualsiasi intervento previdenziale attraverso la flessibilità europea, che resta soggetta a specifici requisiti e limiti.
Proprio per questo USAMi ha chiesto di conoscere se esista una concreta volontà politica di esplorare anche questa possibilità, verificando quali interventi previdenziali possano effettivamente trovare copertura nei margini consentiti dalle regole europee. Se l'Europa riconosce l'esigenza di rafforzare la Difesa e gli alleati NATO si impegnano ad aumentare gli investimenti nel settore, riteniamo doveroso verificare ogni spazio finanziario legittimamente utilizzabile anche per tutelare il futuro pensionistico delle donne e degli uomini che garantiscono la sicurezza del Paese. La Difesa non è fatta soltanto di armamenti, mezzi e infrastrutture. È fatta, prima di tutto, di persone. E la sicurezza previdenziale di quelle persone non può continuare a essere considerata una questione secondaria.
Il bilancio del primo incontro: nessuna risorsa, nessuna soluzione. Per ora soltanto un percorso tecnico.
Allo stato attuale, il bilancio dell'incontro non consente facili entusiasmi. È stato avviato un confronto, è stato definito un metodo di lavoro e si procederà alla raccolta dei dati necessari per quantificare le criticità previdenziali del comparto. Ma non sono state annunciate risorse, non sono stati assunti impegni finanziari concreti e non è stata ancora individuata una soluzione. USAMI continuerà a partecipare al confronto con proposte tecnicamente fondate, senza rinunciare a esercitare tutte le proprie prerogative sindacali per ottenere risposte. La manifestazione del 18 luglio ha imposto la questione previdenziale all'attenzione della politica. Ora spetta al Governo dimostrare che gli impegni assunti non si esauriranno nell'istituzione di nuovi tavoli. I militari hanno già aspettato troppo.
Il futuro della tua pensione si difende oggi.
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