Effetti Personali
IN SINTESI
Il personale dell’ex Task Force Air Kuwait ha operato in una situazione di rischio reale, con il reparto direttamente coinvolto negli eventi bellici e nel bombardamento subìto, ed è stato costretto a lasciare sul posto zaini, materiale ed effetti personali.
Rischio reale e bombardamento Gli uomini e le donne coinvolti hanno operato in un contesto bellico che ha interessato direttamente la struttura nella quale lavoravano, in condizioni che l’articolo definisce non riconducibili alla normale quotidianità lavorativa.
Effetti personali lasciati in Kuwait Il personale è stato costretto a lasciare sul posto zaini, materiale ed effetti personali. USAMi aveva chiesto agli organi competenti di agevolarne, per quanto possibile, il rientro.
Danni, privazioni, licenze e permessi USAMi aveva chiesto anche il sostegno economico per coloro che hanno avuto danni o privazioni e la corretta applicazione del computo delle licenze/permessi.
Un segnale istituzionale ancora atteso Dopo quanto vissuto, USAMi ritiene necessario anche un gesto concreto di attenzione: un ringraziamento, una parola dei vertici, un incontro o comunque un segnale capace di far comprendere al personale che quanto accaduto non è passato inosservato.

Ora si apprende che si starebbe procedendo al recupero degli effetti personali: una notizia accolta positivamente se confermata. USAMi continuerà comunque a verificare e a promuovere ulteriori interventi alle autorità competenti, richiamando l’attenzione sul fatto che dietro ogni missione, ogni reparto e ogni uniforme ci sono prima di tutto persone.

MOSTRA ARTICOLO SENZA COLORI NASCONDI ARTICOLO SENZA COLORI

USAMI Aeronautica: «Dopo quanto vissuto dal personale, servivano attenzione, sensibilità e rispetto. Ora ci aspettiamo anche un gesto istituzionale di vicinanza».

Già durante i mesi estivi, USAMi Aeronautica era intervenuta per richiamare l’attenzione sulla situazione del personale impiegato in Kuwait, costretto a lasciare sul posto zaini, materiale ed effetti personali a seguito delle note vicende operative e della situazione di particolare pericolo verificatasi nell’area. Il nostro intervento nasceva da una considerazione molto semplice: dopo ciò che quel personale aveva vissuto, con una concreta esposizione al rischio e con il coinvolgimento diretto del reparto negli eventi bellici e nel bombardamento subìto, era necessario prestare la massima attenzione anche agli aspetti apparentemente meno importanti.

Per chi rientra da una situazione di emergenza, riavere i propri effetti personali non rappresenta soltanto una questione materiale. Significa chiudere una fase difficile, recuperare oggetti lasciati improvvisamente sul posto e, soprattutto, percepire che l’Amministrazione non dimentica le persone una volta terminata l’emergenza. Per questo avevamo chiesto che venissero sensibilizzati gli organi competenti affinché fosse agevolato, per quanto possibile, il rientro del materiale appartenente al personale ma anche il sostegno economico di coloro che hanno avuto danni o privazioni, e la corretta applicazione del computo delle licenze/permessi.

Apprendiamo ora con soddisfazione che si starebbe procedendo proprio in questa direzione del recupero degli effetti personali lasciati in Kuwait. È una notizia che accogliamo positivamente se confermata. Ci riserviamo, in ogni caso, di verificare la notizia e di promuovere ulteriori interventi alle autorità competenti. Quando una segnalazione sindacale trova ascolto e produce una risposta concreta nell’interesse del personale, non possiamo che esserne soddisfatti.

Il valore del capitale umano oltre le esigenze operative

Rimane tuttavia un ulteriore aspetto che riteniamo importante. Gli uomini e le donne coinvolti in quella particolare situazione operativa hanno vissuto momenti che non possono essere considerati parte della normale quotidianità lavorativa. Sono stati esposti a una condizione di rischio reale, in un contesto bellico che ha interessato direttamente la struttura nella quale operavano.

Quel personale rappresenta un capitale umano e professionale che non può essere considerato soltanto in funzione delle esigenze operative. Valorizzare il capitale umano significa anche riconoscere i sacrifici, l’esposizione al rischio e il peso personale e familiare che determinate missioni comportano. L’attenzione verso le persone, soprattutto dopo eventi eccezionali come quelli vissuti in Kuwait, deve essere parte integrante della capacità di un’Amministrazione di prendersi cura del proprio personale.

La necessità di un segnale istituzionale di vicinanza

Crediamo quindi che meritino anche un segnale istituzionale di attenzione e di riconoscimento così come, a quanto ci risulta, è stato fatto per il personale che ha lavorato e sostenuto le nostre unità dal territorio nazionale. Non pensiamo necessariamente a cerimonie, attestazioni formali o particolari ricompense. A volte è sufficiente molto meno: un ringraziamento, una parola da parte dei vertici, un incontro, un gesto capace di far comprendere al personale che quanto vissuto non è passato inosservato. Quella che, nel linguaggio comune, potrebbe essere anche semplicemente una stretta di mano o una simbolica “pacca sulla spalla”. Piccoli gesti, forse, ma capaci di restituire vicinanza, rispetto e senso di appartenenza a chi, ancora una volta, ha svolto il proprio servizio in condizioni certamente non ordinarie.

USAMi Aeronautica continuerà a vigilare affinché, accanto alle esigenze operative, non vengano mai dimenticati il valore e la tutela del capitale umano, che rappresenta la prima e più importante risorsa della Forza Armata. Perché dietro ogni missione, ogni reparto e ogni uniforme ci sono prima di tutto persone.

USAMI Aeronautica: «Dopo quanto vissuto dal personale, servivano attenzione, sensibilità e rispetto. Ora ci aspettiamo anche un gesto istituzionale di vicinanza».

Già durante i mesi estivi, USAMi Aeronautica era intervenuta per richiamare l’attenzione sulla situazione del personale impiegato in Kuwait, costretto a lasciare sul posto zaini, materiale ed effetti personali a seguito delle note vicende operative e della situazione di particolare pericolo verificatasi nell’area. Il nostro intervento nasceva da una considerazione molto semplice: dopo ciò che quel personale aveva vissuto, con una concreta esposizione al rischio e con il coinvolgimento diretto del reparto negli eventi bellici e nel bombardamento subìto, era necessario prestare la massima attenzione anche agli aspetti apparentemente meno importanti.

Per chi rientra da una situazione di emergenza, riavere i propri effetti personali non rappresenta soltanto una questione materiale. Significa chiudere una fase difficile, recuperare oggetti lasciati improvvisamente sul posto e, soprattutto, percepire che l’Amministrazione non dimentica le persone una volta terminata l’emergenza. Per questo avevamo chiesto che venissero sensibilizzati gli organi competenti affinché fosse agevolato, per quanto possibile, il rientro del materiale appartenente al personale ma anche il sostegno economico di coloro che hanno avuto danni o privazioni, e la corretta applicazione del computo delle licenze/permessi.

Apprendiamo ora con soddisfazione che si starebbe procedendo proprio in questa direzione del recupero degli effetti personali lasciati in Kuwait. È una notizia che accogliamo positivamente se confermata. Ci riserviamo, in ogni caso, di verificare la notizia e di promuovere ulteriori interventi alle autorità competenti. Quando una segnalazione sindacale trova ascolto e produce una risposta concreta nell’interesse del personale, non possiamo che esserne soddisfatti.

Il valore del capitale umano oltre le esigenze operative

Rimane tuttavia un ulteriore aspetto che riteniamo importante. Gli uomini e le donne coinvolti in quella particolare situazione operativa hanno vissuto momenti che non possono essere considerati parte della normale quotidianità lavorativa. Sono stati esposti a una condizione di rischio reale, in un contesto bellico che ha interessato direttamente la struttura nella quale operavano.

Quel personale rappresenta un capitale umano e professionale che non può essere considerato soltanto in funzione delle esigenze operative. Valorizzare il capitale umano significa anche riconoscere i sacrifici, l’esposizione al rischio e il peso personale e familiare che determinate missioni comportano. L’attenzione verso le persone, soprattutto dopo eventi eccezionali come quelli vissuti in Kuwait, deve essere parte integrante della capacità di un’Amministrazione di prendersi cura del proprio personale.

La necessità di un segnale istituzionale di vicinanza

Crediamo quindi che meritino anche un segnale istituzionale di attenzione e di riconoscimento così come, a quanto ci risulta, è stato fatto per il personale che ha lavorato e sostenuto le nostre unità dal territorio nazionale. Non pensiamo necessariamente a cerimonie, attestazioni formali o particolari ricompense. A volte è sufficiente molto meno: un ringraziamento, una parola da parte dei vertici, un incontro, un gesto capace di far comprendere al personale che quanto vissuto non è passato inosservato. Quella che, nel linguaggio comune, potrebbe essere anche semplicemente una stretta di mano o una simbolica “pacca sulla spalla”. Piccoli gesti, forse, ma capaci di restituire vicinanza, rispetto e senso di appartenenza a chi, ancora una volta, ha svolto il proprio servizio in condizioni certamente non ordinarie.

USAMi Aeronautica continuerà a vigilare affinché, accanto alle esigenze operative, non vengano mai dimenticati il valore e la tutela del capitale umano, che rappresenta la prima e più importante risorsa della Forza Armata. Perché dietro ogni missione, ogni reparto e ogni uniforme ci sono prima di tutto persone.

Chi affronta rischi e sacrifici non deve sentirsi dimenticato.
Recupero degli effetti personali, tutela in caso di danni o privazioni, corretta gestione di licenze e permessi, attenzione concreta verso chi opera in condizioni eccezionali: sono temi che riguardano direttamente le persone. Più siamo, più forza hanno le richieste di tutela del personale.
ISCRIVITI A USAMI AERONAUTICA →
Condividi:WhatsAppFacebookTelegramXEmail