IN SINTESI
USAMi critica la previsione di interventi retributivi per la dirigenza militare, mentre rimangono irrisolte le richieste economiche del personale non dirigente.
L'organizzazione denuncia la perdita del potere d'acquisto, l'insufficienza dei rinnovi contrattuali e il mancato adeguamento delle indennità operative e del riconoscimento delle professionalità.
La manovra, secondo USAMi, continua a non fornire risposte finanziarie concrete e adeguate per l'avvio della previdenza complementare e la tutela delle pensioni dei militari.
USAMi solleva interrogativi sul silenzio di molte sigle e chiede trasparenza sulle garanzie e sugli impegni alla base della sottoscrizione del contratto 2025-2027.
USAMi ricorda di non aver firmato il rinnovo contrattuale, ritenendo insufficienti le risorse e inadeguate le garanzie sulle prospettive previdenziali.
Correggere la legge di bilancio prima dell'approvazione definitiva, prevedendo risorse per stipendi, indennità operative, professionalità e previdenza.
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USAMi Aeronautica: scelte politiche inaccettabili e un silenzio sindacale che solleva interrogativi. Governo e Parlamento cambino rotta!
La legge di bilancio 2027, nella sua attuale formulazione, rappresenta l'ennesima dimostrazione di una politica che sembra aver completamente smarrito il senso delle priorità e dell'equità nei confronti del personale militare. Quando si tratta di aumentare le retribuzioni dei dirigenti, le risorse si trovano. Quando invece si parla di stipendi del personale non dirigente, indennità operative, riconoscimento delle professionalità e previdenza, improvvisamente le casse dello Stato diventano vuote.
È una contraddizione politicamente e moralmente inaccettabile!
Particolarmente grave è la previsione contenuta nella manovra che interviene sul sistema di adeguamento retributivo dei dirigenti, estendendo loro un criterio di calcolo riconducibile a quello previsto per la magistratura. La giurisprudenza intervenuta sul trattamento economico dei magistrati si fonda su una specifica disciplina normativa, diversa da quella applicabile alla dirigenza militare. Non esiste, dunque, alcun automatismo giuridico che imponga di estendere ai dirigenti militari i medesimi benefici. È il Governo che sceglie politicamente di intervenire con una nuova disposizione legislativa, destinando risorse a tale finalità.
E allora la domanda è inevitabile: perché questa stessa volontà politica non viene dimostrata nei confronti delle migliaia di militari che attendono da decenni il riconoscimento dei propri diritti economici e previdenziali?
Sia chiaro: USAMI Aeronautica non intende alimentare contrapposizioni tra dirigenti e personale non dirigente, né contestare il diritto di alcuno a un trattamento economico adeguato. Contestiamo una politica che continua a intervenire a favore delle fasce retributive più elevate, mentre lascia irrisolte le condizioni economiche di chi percepisce stipendi decisamente più modesti. Le indennità operative del personale non dirigente sono ferme, nella loro struttura fondamentale, da oltre trent'anni. Numerose professionalità altamente specializzate continuano a non ricevere un adeguato riconoscimento economico. Gli stipendi hanno perso pesantemente potere d'acquisto e i rinnovi contrattuali non hanno recuperato l'inflazione subita.
E sulla previdenza? Ancora una volta, nessuna risposta finanziaria concreta e adeguata. Migliaia di militari continuano ad attendere l'avvio effettivo della previdenza complementare e interventi capaci di garantire pensioni dignitose, mentre il Governo continua a rinviare soluzioni che non possono più attendere.
IL SILENZIO DEI SINDACATI: CHI STANNO RAPPRESENTANDO?
Ma c'è un altro aspetto che USAMi Aeronautica ritiene altrettanto grave e sul quale non intende tacere: il sostanziale silenzio della quasi totalità delle organizzazioni sindacali militari di fronte a queste scelte politiche. Un silenzio che sorprende, preoccupa e solleva interrogativi ai quali sarebbe doveroso dare risposte. Dove sono le organizzazioni che dichiarano quotidianamente di difendere gli interessi del personale? Perché non si leva una protesta forte e unitaria davanti a una manovra che continua a lasciare irrisolti i problemi economici e previdenziali della maggioranza dei militari?
Quali interessi si stanno realmente tutelando? Quelli della generalità del personale oppure quelli di determinate categorie?
E soprattutto, le organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto il rinnovo contrattuale 2025-2027, quali garanzie avevano ottenuto? Su quali impegni concreti hanno fondato la propria firma? Avevano ricevuto rassicurazioni sulle future risorse per la previdenza, sulle indennità operative e sul recupero del potere d'acquisto? E, in caso affermativo, dove sono oggi i riscontri? Sono interrogativi politici e sindacali legittimi, che non intendono attribuire accordi occulti o comportamenti scorretti ad alcuno, ma che richiedono trasparenza e risposte.
Perché firmare un contratto insufficiente, confidando in interventi successivi, e poi non contestare con forza una legge di bilancio che continua a non dare risposte al personale?
USAMi Aeronautica ha scelto di non firmare proprio perché riteneva insufficienti le risorse e prive di adeguate garanzie le prospettive previdenziali. Oggi i fatti rendono ancora più pressanti le domande che avevamo posto. Il sindacato deve rappresentare i lavoratori, non giustificare le scelte del Governo. Deve rivendicare diritti, non limitarsi ad accompagnare decisioni politiche che penalizzano i propri rappresentati. Il silenzio non può diventare la risposta sindacale alla progressiva perdita di dignità economica del personale.
GOVERNO E PARLAMENTO SI ASSUMANO LE PROPRIE RESPONSABILITÀ
Non è una questione di invidia sociale. È una questione di giustizia, di dignità e di responsabilità politica. Il Governo non può continuare a sostenere che mancano le risorse per il personale militare e, contemporaneamente, individuare coperture economiche per migliorare ulteriormente trattamenti retributivi già sensibilmente più elevati.
Questa legge di bilancio rischia di diventare il simbolo di una politica che premia chi ha già di più e dimentica chi, quotidianamente, garantisce con sacrificio, professionalità e responsabilità la sicurezza e la difesa del Paese. USAMI Aeronautica rivolge quindi un preciso appello al Governo e al Parlamento: abbiate il coraggio di correggere questa impostazione prima dell'approvazione definitiva della manovra. Non chiediamo di togliere diritti ad altri. Chiediamo che la stessa attenzione, la stessa determinazione e la stessa capacità di reperire risorse siano finalmente rivolte anche al personale non dirigente.
Servono stanziamenti concreti per recuperare il potere d'acquisto degli stipendi, rivalutare le indennità operative, riconoscere le professionalità e finanziare finalmente la previdenza dei militari. Il Parlamento ha ancora la possibilità di intervenire. Se non lo farà, si assumerà insieme al Governo la responsabilità politica di avere ancora una volta scelto di ignorare le esigenze della maggioranza del personale militare. E anche le organizzazioni sindacali dovranno spiegare ai propri iscritti le ragioni delle scelte compiute e del loro eventuale silenzio.
La misura è colma. I militari non chiedono privilegi. Chiedono rispetto, equità e giustizia economica.
USAMI AERONAUTICA - La dignità dei militari non è negoziabile.
USAMi Aeronautica: scelte politiche inaccettabili e un silenzio sindacale che solleva interrogativi. Governo e Parlamento cambino rotta!
La legge di bilancio 2027, nella sua attuale formulazione, rappresenta l'ennesima dimostrazione di una politica che sembra aver completamente smarrito il senso delle priorità e dell'equità nei confronti del personale militare. Quando si tratta di aumentare le retribuzioni dei dirigenti, le risorse si trovano. Quando invece si parla di stipendi del personale non dirigente, indennità operative, riconoscimento delle professionalità e previdenza, improvvisamente le casse dello Stato diventano vuote.
Particolarmente grave è la previsione contenuta nella manovra che interviene sul sistema di adeguamento retributivo dei dirigenti, estendendo loro un criterio di calcolo riconducibile a quello previsto per la magistratura. La giurisprudenza intervenuta sul trattamento economico dei magistrati si fonda su una specifica disciplina normativa, diversa da quella applicabile alla dirigenza militare. Non esiste, dunque, alcun automatismo giuridico che imponga di estendere ai dirigenti militari i medesimi benefici. È il Governo che sceglie politicamente di intervenire con una nuova disposizione legislativa, destinando risorse a tale finalità.
E allora la domanda è inevitabile: perché questa stessa volontà politica non viene dimostrata nei confronti delle migliaia di militari che attendono da decenni il riconoscimento dei propri diritti economici e previdenziali?
Sia chiaro: USAMI Aeronautica non intende alimentare contrapposizioni tra dirigenti e personale non dirigente, né contestare il diritto di alcuno a un trattamento economico adeguato. Contestiamo una politica che continua a intervenire a favore delle fasce retributive più elevate, mentre lascia irrisolte le condizioni economiche di chi percepisce stipendi decisamente più modesti. Le indennità operative del personale non dirigente sono ferme, nella loro struttura fondamentale, da oltre trent'anni. Numerose professionalità altamente specializzate continuano a non ricevere un adeguato riconoscimento economico. Gli stipendi hanno perso pesantemente potere d'acquisto e i rinnovi contrattuali non hanno recuperato l'inflazione subita.
E sulla previdenza? Ancora una volta, nessuna risposta finanziaria concreta e adeguata. Migliaia di militari continuano ad attendere l'avvio effettivo della previdenza complementare e interventi capaci di garantire pensioni dignitose, mentre il Governo continua a rinviare soluzioni che non possono più attendere.
IL SILENZIO DEI SINDACATI: CHI STANNO RAPPRESENTANDO?
Ma c'è un altro aspetto che USAMi Aeronautica ritiene altrettanto grave e sul quale non intende tacere: il sostanziale silenzio della quasi totalità delle organizzazioni sindacali militari di fronte a queste scelte politiche. Un silenzio che sorprende, preoccupa e solleva interrogativi ai quali sarebbe doveroso dare risposte. Dove sono le organizzazioni che dichiarano quotidianamente di difendere gli interessi del personale? Perché non si leva una protesta forte e unitaria davanti a una manovra che continua a lasciare irrisolti i problemi economici e previdenziali della maggioranza dei militari?
Quali interessi si stanno realmente tutelando? Quelli della generalità del personale oppure quelli di determinate categorie?
E soprattutto, le organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto il rinnovo contrattuale 2025-2027, quali garanzie avevano ottenuto? Su quali impegni concreti hanno fondato la propria firma? Avevano ricevuto rassicurazioni sulle future risorse per la previdenza, sulle indennità operative e sul recupero del potere d'acquisto? E, in caso affermativo, dove sono oggi i riscontri? Sono interrogativi politici e sindacali legittimi, che non intendono attribuire accordi occulti o comportamenti scorretti ad alcuno, ma che richiedono trasparenza e risposte.
Perché firmare un contratto insufficiente, confidando in interventi successivi, e poi non contestare con forza una legge di bilancio che continua a non dare risposte al personale?
USAMi Aeronautica ha scelto di non firmare proprio perché riteneva insufficienti le risorse e prive di adeguate garanzie le prospettive previdenziali. Oggi i fatti rendono ancora più pressanti le domande che avevamo posto. Il sindacato deve rappresentare i lavoratori, non giustificare le scelte del Governo. Deve rivendicare diritti, non limitarsi ad accompagnare decisioni politiche che penalizzano i propri rappresentati. Il silenzio non può diventare la risposta sindacale alla progressiva perdita di dignità economica del personale.
GOVERNO E PARLAMENTO SI ASSUMANO LE PROPRIE RESPONSABILITÀ
Non è una questione di invidia sociale. È una questione di giustizia, di dignità e di responsabilità politica. Il Governo non può continuare a sostenere che mancano le risorse per il personale militare e, contemporaneamente, individuare coperture economiche per migliorare ulteriormente trattamenti retributivi già sensibilmente più elevati.
Questa legge di bilancio rischia di diventare il simbolo di una politica che premia chi ha già di più e dimentica chi, quotidianamente, garantisce con sacrificio, professionalità e responsabilità la sicurezza e la difesa del Paese. USAMI Aeronautica rivolge quindi un preciso appello al Governo e al Parlamento: abbiate il coraggio di correggere questa impostazione prima dell'approvazione definitiva della manovra. Non chiediamo di togliere diritti ad altri. Chiediamo che la stessa attenzione, la stessa determinazione e la stessa capacità di reperire risorse siano finalmente rivolte anche al personale non dirigente.
Servono stanziamenti concreti per recuperare il potere d'acquisto degli stipendi, rivalutare le indennità operative, riconoscere le professionalità e finanziare finalmente la previdenza dei militari. Il Parlamento ha ancora la possibilità di intervenire. Se non lo farà, si assumerà insieme al Governo la responsabilità politica di avere ancora una volta scelto di ignorare le esigenze della maggioranza del personale militare. E anche le organizzazioni sindacali dovranno spiegare ai propri iscritti le ragioni delle scelte compiute e del loro eventuale silenzio.


