Dalla manifestazione storica del 18 luglio al tavolo del 13 ottobre, fino alle dichiarazioni del Ministro Giorgetti: USAMi Aeronautica dimostra ancora una volta che le battaglie sindacali si conducono con competenza, proposte concrete e fatti documentati. Non con la propaganda.
Le notizie pubblicate oggi dalla stampa nazionale confermano che la strada indicata da USAMi Aeronautica per finanziare la previdenza del personale militare è concreta e merita di essere percorsa. Secondo quanto riportato da la Repubblica del 19 ottobre, il Governo sta lavorando all’impiego dei margini di flessibilità europea per finanziare, tra le altre misure, il fondo previdenziale dedicato al personale del comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso pubblico. Una prospettiva che assume particolare significato perché, nell’incontro del 13 ottobre scorso presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, USAMi Aeronautica è stata l’unica organizzazione sindacale a porre espressamente sul tavolo la possibilità di utilizzare la flessibilità europea per finanziare la previdenza dei militari. Non ci siamo limitati a denunciare l’assenza di risorse. Abbiamo indicato dove cercarle, richiamando gli impegni assunti in sede NATO, il quadro normativo europeo e le possibilità offerte dalle regole europee di bilancio. Questa è la differenza tra fare sindacato e limitarsi a parlarne.
IL TAVOLO DELLA PREVIDENZA NON È NATO DA UNA FIRMA SUL CONTRATTO
In questi giorni assistiamo ai tentativi di alcune organizzazioni sindacali di attribuirsi il merito dell’apertura del tavolo previdenziale, sostenendo che sarebbe il risultato della loro firma sul contratto 2025–2027. Una ricostruzione che USAMI Aeronautica respinge con fermezza perché non trova riscontro nell’effettivo andamento della trattativa negoziale. Durante il confronto contrattuale non è stato assunto né formalizzato un impegno governativo concreto, accompagnato da risorse e tempi certi, per avviare finalmente la previdenza complementare. Il cambiamento politico è intervenuto proprio in prossimità della grande mobilitazione del 18 luglio, quando oltre 6.000 militari delle Forze Armate, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza sono scesi in piazza a Roma, dando vita a una manifestazione storica per rivendicare dignità economica, previdenziale e professionale. È stata quella straordinaria mobilitazione a imprimere una pressione politica senza precedenti e a portare la questione previdenziale al centro dell’attenzione del Governo. Tentare oggi di attribuire a una firma contrattuale ciò che è stato conquistato attraverso la mobilitazione collettiva significa riscrivere la storia per giustificare una scelta sindacale che USAMI ha contestato e continua a ritenere sbagliata. Non bastano le dichiarazioni autoreferenziali. Servono atti, documenti e impegni verificabili.
USAMI NON CHIEDE SOLTANTO RISORSE: INDICA COME REPERIRLE
Nell’incontro del 13 ottobre, mentre veniva confermata l’assenza di stanziamenti specifici per la previdenza, USAMI Aeronautica ha affrontato il problema fondamentale: come finanziare concretamente una riforma previdenziale attesa da decenni?
Abbiamo richiamato la possibilità di utilizzare gli spazi di bilancio consentiti dalla disciplina europea, anche in relazione agli impegni di rafforzamento della Difesa assunti dagli Stati alleati. Un’impostazione fondata su riferimenti normativi e istituzionali, non su slogan. La flessibilità europea collegata all’incremento della spesa per la Difesa può rappresentare un’opportunità per finanziare interventi coerenti con il rafforzamento dello strumento militare, compresi quelli sul personale, nei limiti e alle condizioni previsti dalle regole europee. Per USAMi, investire nella Difesa significa anche investire nelle persone che la rendono possibile. Non può esistere una Difesa moderna, efficiente e credibile se si continuano a finanziare mezzi e sistemi d’arma lasciando irrisolto il futuro previdenziale di chi serve il Paese.
LE DICHIARAZIONI DI GIORGETTI: UN SEGNALE IMPORTANTE
Accogliamo quindi con grande soddisfazione le notizie relative all’iniziativa del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti presso la Commissione europea e alla prospettiva di destinare risorse anche al fondo previdenziale del comparto Difesa e Sicurezza. Si tratta di un segnale politico importante, che va nella direzione sostenuta da USAMi Aeronautica. Naturalmente, gli annunci dovranno tradursi in stanziamenti effettivi, norme e provvedimenti concreti. Un’ipotesi di finanziamento non equivale ancora a un diritto previdenziale riconosciuto. Ma un fatto emerge con chiarezza: mentre altri sindacati erano impegnati a rivendicare meriti e a difendere le proprie firme contrattuali, USAMi portava al tavolo istituzionale una proposta precisa sulle possibili fonti di finanziamento.
POCHI PROCLAMI, MOLTA COMPETENZA. QUESTA È USAMI AERONAUTICA
La vicenda dimostra ancora una volta quale sia il nostro modo di intendere il sindacato. Non ci interessano le medaglie da appuntare sul petto, né le ricostruzioni di comodo finalizzate a giustificare accordi contrattuali che non hanno dato risposte adeguate al personale. Ci interessano i risultati. Continueremo a pretendere l’avvio della previdenza complementare, il finanziamento di una previdenza dedicata e il riconoscimento della specificità del personale militare. La manifestazione del 18 luglio ha dato forza politica alle rivendicazioni. USAMi Aeronautica ha portato al tavolo del 13 ottobre una proposta concreta per reperire le risorse. Oggi le notizie sulle iniziative governative confermano che quella strada merita di essere perseguita. Agli altri lasciamo la propaganda, le rivendicazioni di meriti e i tentativi di giustificare firme contrattuali che non condividiamo. USAMi Aeronautica continuerà a fare ciò che sa fare: studiare le norme, individuare soluzioni, rappresentare i militari e pretendere risultati.