Definire “sciacallaggio” un ricorso significa nascondere le proprie responsabilità e delegittimare il diritto dei militari a ottenere giustizia.
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Il punto della vicenda
Una sigla sindacale ha definito “sciacallaggio” il ricorso promosso da USAMI Aeronautica sull’indennità spettante ai manutentori. Per USAMI, difendere i lavoratori davanti a un’interpretazione restrittiva dell’Amministrazione non è sciacallaggio, ma tutela sindacale.
L’origine del problema
Il contenzioso non nasce da USAMI, ma da una disposizione del contratto 2022-24 scritta in modo poco chiaro, che lascia all’Amministrazione ampi margini interpretativi usati per restringere la platea dei beneficiari. Gli stessi che oggi criticano sono tra i firmatari di quella norma e avrebbero dovuto pretendere una formulazione inequivocabile.
Chi oggi grida allo “sciacallaggio” è tra i firmatari del contratto 2022-24, scritto male. A doversi assumere le proprie responsabilità è chi ha creato il problema, non chi promuove una tutela legale per i manutentori.
L’interpretazione dell’Amministrazione
Secondo l’Amministrazione l’indennità non spetterebbe a tutti i manutentori in possesso della licenza MAML, ma soltanto a chi svolge effettivamente determinate attività manutentive.
La posizione dello Stato Maggiore
Già nell’incontro di luglio lo Stato Maggiore Aeronautica ha chiarito che l’indennità andrebbe riconosciuta solo al personale impiegato nelle attività manutentive individuate. A metà settembre è inoltre già calendarizzato un incontro che tratta anche questo tema.
La scelta di USAMI Aeronautica
Preso atto di quella posizione, USAMI ha predisposto una tutela collettiva. Dal 20 agosto 2026 parte, sul sito, una fase di preadesione al ricorso, per verificare il numero dei potenziali ricorrenti e costruire un’azione seria, trasparente e giuridicamente sostenibile.
Perché il ricorso è legittimo
Ricorrere alla giustizia è un diritto e una funzione essenziale del sindacato. La fondatezza delle pretese sarà valutata sulla base del testo normativo, delle attività effettivamente svolte, degli incarichi ricoperti e della documentazione di ciascun interessato.
Purtroppo in un recente intervento pubblicato sui social, una sigla sindacale dell’Aeronautica Militare ha utilizzato espressioni che, sia pure senza nominare direttamente USAMI Aeronautica, evidentemente alludono alla nostra iniziativa, unica per ora, per la promozione del ricorso.
Se per “sciacallaggio” si intende difendere i lavoratori davanti a un’interpretazione restrittiva dell’Amministrazione, allora siamo evidentemente di fronte ad un tentativo maldestro di rovesciare la realtà per fuggire dalle proprie responsabilità.
Chi oggi ci sta attaccando, infatti, è proprio tra quei soggetti che ha firmato la norma che prevede l’indennità in questione, ovvero il contratto 2022-24.
L’iniziativa di USAMI Aeronautica nasce dalla necessità di affrontare concretamente, dopo aver preso atto della posizione negativa già espressa dallo Stato Maggiore Aeronautica, un problema che altri hanno creato. Accusarci perché stiamo promuovendo una tutela legale significa raggiungere l’apice dell’incompetenza e dell’ipocrisia sindacale.
L’incompetenza di chi ha firmato una norma scritta male
Il primo dato da ricordare è molto semplice: l’attuale contenzioso sull’indennità dei manutentori non è stato creato da USAMI Aeronautica, ma nasce da una disposizione contrattuale scritta in maniera poco chiara, imprecisa e tale da lasciare all’Amministrazione ampi margini interpretativi. Margini che, come un vero sindacato avrebbe dovuto prevedere, sono stati utilizzati per restringere la platea dei beneficiari.
Sono quindi proprio i sindacati firmatari che oggi dovrebbero spiegare al personale perché non abbiano preteso una formulazione inequivocabile, capace di individuare con precisione i destinatari dell’indennità e di impedire interpretazioni penalizzanti, ma si sono limitati a controfirmare un testo ambiguo che oggi consente all’Amministrazione di sostenere che l’indennità non spetti a tutti i manutentori in possesso della licenza MAML, ma soltanto a coloro che svolgono effettivamente determinate attività manutentive.
La vera origine del problema è proprio questa: un contratto scritto male e firmato senza prevedere le conseguenze applicative che avrebbe prodotto.
Il compito di un sindacato non consiste soltanto nel mettere una firma sotto un accordo. Occorre conoscere le norme, studiarne gli effetti, prevedere le possibili interpretazioni, individuare i percettori, calcolare i costi e la sostenibilità per assicurarsi la certezza dei percettori.
La posizione dello Stato Maggiore Aeronautica è già nota
C’è poi un secondo elemento che rende ancora più evidente l’ipocrisia di certe dichiarazioni.
Nel corso dell’incontro dello scorso luglio, lo Stato Maggiore Aeronautica ha già manifestato chiaramente il proprio orientamento: l’indennità non verrebbe riconosciuta indistintamente a tutti i possessori di licenza MAML, ma soltanto al personale concretamente impiegato nelle attività manutentive individuate dall’Amministrazione. La riduzione dei percettori previste dalla norma primaria, evidentemente, è la conseguenza di una ennesima decisione, che i sindacati firmatari accettarono, calata dall’alto, Cocer docet.
Questa posizione era ed è perfettamente conosciuta.
Presentare successivamente un’istanza allo Stato Maggiore Aeronautica e comunicarlo al personale come se si trattasse di un’iniziativa risolutiva può avere una funzione propagandistica, ma non modifica la realtà: si sta chiedendo all’Amministrazione di cambiare una decisione che ha già espresso in maniera chiara.
Oltretutto l'ipocrisia è ancora di più amplificata e si dimostra palesemente strumentale finalizzata a prendere per i fondelli i relativi iscritti, se solo si considera che a metà settembre è già calendarizzato un incontro con lo stato Maggiore Aeronautica che fra i diversi argomenti riporta anche l'indennità di manutentore, che dire, c'è solo da aspettarsi un'altra strumentale dichiarazione dopo l'incontro con lo stato Maggiore “...abbiamo trattato l'argomento grazie alla nostra istanza…”.
USAMI Aeronautica ha scelto invece una strada efficace. Nel frattempo dopo aver appreso la posizione dello Stato Maggiore, ne abbiamo valutato le conseguenze e, preso atto della volontà di non estendere il riconoscimento dell’indennità, abbiamo valutato doveroso predisporre una tutela collettiva.
Non una promessa, non una lettera destinata a ricevere una risposta già prevedibile, ma un’iniziativa concreta per sottoporre la questione all’autorità giudiziaria competente.
Il ricorso è fattibile ed è espressione di vera tutela sindacale, altro che sciacallaggio.
A differenza di altre sigle sindacali che promuovono ricorsi a manetta su ogni dove e su ogni quando, ricorsi anche palesemente infondati.
Ricorrere alla giustizia è un diritto, e promuovere un’azione collettiva quando l’Amministrazione adotta un’interpretazione ritenuta illegittimamente restrittiva rispetto alla fonte primaria, è una delle funzioni essenziali di un’organizzazione sindacale.
Tentare di screditare questa iniziativa significa, in realtà, delegittimare il diritto dei manutentori a contestare un’applicazione della norma che li penalizza, e la fondatezza delle pretese sarà valutata sulla base del testo normativo, delle attività effettivamente svolte, degli incarichi ricoperti e della documentazione di ciascun interessato.
Proprio per questo abbiamo avviato una fase di preadesione (che lanceremo domani sul sito www.usami-aeronautica.it ) per verificare il numero dei potenziali ricorrenti, raccogliere le informazioni necessarie e costruire un’azione seria, trasparente e giuridicamente sostenibile.
Meno propaganda e più competenza
Il personale, dopo il defunto Cocer, merita sindacati militari capaci di studiare le norme, negoziare testi chiari, prevederne gli effetti e investire le risorse degli iscritti nella competenza, nell’assistenza e nella tutela concreta dei loro diritti.
USAMI Aeronautica continuerà a percorrere questa strada.
Non ci faremo intimidire da accuse più o meno esplicite e non rinunceremo a utilizzare tutti gli strumenti sindacali e giudiziari consentiti dall’ordinamento.
Chi ha scritto e firmato il contratto si assuma le proprie responsabilità.
Chi vuole davvero tutelare i manutentori, invece, passi dalle parole ai fatti.
USAMI AERONAUTICA
Dalla parte del personale. Con competenza, trasparenza e azioni concrete.