Oggi ricorre la Giornata mondiale della Salute e Sicurezza sul Lavoro e delle Vittime del Dovere, ma le celebrazioni e le dichiarazioni di principio si scontrano con la dura realtà vissuta quotidianamente dai Militari italiani.
La sicurezza, infatti, è seriamente compromessa da una criticità ormai strutturale: la cronica carenza di personale. Il quadro permanente è ormai allo stremo: aumentano incarichi e responsabilità, cresce l’età media, mentre il potere d’acquisto dei salari — almeno fino al grado di Capitano compreso — continua a ridursi. Ai militari in servizio permanente viene richiesto di fare sempre di più con sempre meno risorse umane, configurando un contesto che ormai in diversi Reparti è insostenibile, e una condizione che, nei fatti, contraddice apertamente ogni principio di tutela del personale.
Ancora più critica è la condizione dei VFI, ai quali, nei fatti, non è riconosciuto l’orario di servizio. Si assiste così a forme di impiego che sfiorano limiti umanamente accettabili. L’enorme quantità di ore eccedenti, anche considerando impropriamente i cento euro forfettari mensili, si traduce spesso in compensi che risultano persino inferiori a quelli di contesti noti per sfruttamento dei lavoratori come il caporalato. A questo si aggiungono precarietà prolungata e percorsi di carriera tortuosi, legati a trasferimenti d’autorità in caso di passaggio di ruolo (al pari del quadro permanente). Il risultato è che sempre più Volontari, ma anche il personale in S.P., abbandonano anzitempo la Forza Armata, con ricadute negative sull’intero Comparto Difesa.
Nonostante i ripetuti annunci dei Vertici politici, nei Reparti si continua ad assistere ad una costante decrescita demografica, determinata sia dal naturale invecchiamento del quadro permanente sia dall’abbandono precoce dei Volontari, spesso attratti da condizioni di impiego migliori offerte dalle Forze di Polizia. Uno scenario che incide direttamente sulla qualità del lavoro e, conseguentemente, sulla salute e sulla sicurezza del personale.
In un contesto socio-economico così delineato, la ricorrenza del 28 aprile deve assumere un significato reale: non può limitarsi a una celebrazione simbolica, ma deve tradursi in un impegno politico concreto, immediato e misurabile. La salute e la sicurezza sul lavoro, se considerate un costo o un mero adempimento burocratico, non sono espressione di una società evoluta. Questi valori, invece, rappresentano un investimento fondamentale sulla dignità del lavoro e sulla stabilità dell’intero sistema Paese.
Il pensiero va, infine, alle vittime del dovere, a coloro che hanno perso la vita o la salute difendendo e servendo lo Stato. Il loro sacrificio impone rispetto, ma soprattutto responsabilità da parte di tutte le Autorità coinvolte. Ricordarli deve significare agire, affinché nessun militare sia più costretto a pagare con la propria vita o con la propria salute il prezzo di carenze organizzative o scelte sbagliate.
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