Continuano i casi di dirigenti di qualche sigla sindacale, che negli ultimi giorni stanno diffondendo comunicati sulle varie piattaforme online tendenti a smentire ovvero sminuire il divario economico tra la dirigenza e i militari contrattualizzati. Dopo il comunicato di USMIA a firma del Generale Zauner contro l’intervento del nostro Segretario Generale alla trasmissione Piazzapulita dello scorso 28 maggio (qui la replica), moltissimi militari ci hanno segnalato indignati la campagna propagandistica messa in piedi da AMUS Aeronautica. Attraverso una retorica quantomeno singolare, si cerca di dividere il panorama sindacale in due categorie: chi mostra una presunta “responsabilità” firmando i contratti a prescindere dal loro reale valore, e chi invece direbbe sempre “no” per scelta ideologica. Si tratta di una narrazione strumentale, utile forse a giustificare posizioni non più difendibili davanti ai propri iscritti, ma che si scontra violentemente con la realtà dei fatti.
Contratto 2022-24 il primo negoziato dai sindacati militari – il peggiore degli ultimi 20 anni
Sappiamo tutti cosa è accaduto con l’ultimo contratto. Sarebbe dovuto essere ricordato come un contratto storico. Con il COCER fuori dai giochi, avremmo dovuto vedere gli effetti positivi del nuovo strumento sindacale. Sappiamo benissimo, invece, il danno che la categoria dei militari contrattualizzati ha ricevuto causa la firma affrettata, e le uniche due sigle a vederci lungo e a non firmare sono state USAMi Aeronautica e ITAMIL Esercito. Diciamolo chiaramente: per ottenere quei risultati sarebbe stata ampiamente sufficiente la vecchia rappresentanza militare.
Contratto 2025-27 USAMi Aeronautica unica sigla sindacale ad aver fatto una proposta seria e sostenibile – altro che fronte del no
Accettare le condizioni economiche che la Funzione Pubblica ha messo in campo, ovvero di nuovo 100 euro al mese (che doverosamente evidenziamo nell’ultimo contratto nemmeno sono arrivati nelle tasche dei militari) in una situazione storica in cui ha visto il quadro non dirigente perdere nell’ultimo quinquennio in media 500 euro al mese a causa dell’inflazione, significa stratificare un impoverimento irreversibile e generalizzato di centinaia di migliaia di militari e rispettive famiglie, accettando passivamente il deprezzamento della professionalità dell’ossatura che manda avanti le Forze Armate.
USAMi Aeronautica, per ora, è stata l’unica sigla sindacale che al tavolo negoziale ha avanzato una proposta seria e soprattutto sostenibile, ovvero 200 euro al mese netti. Con questa richiesta abbiamo cercato di coniugare la perenne crisi delle casse dello Stato che guarda caso colpisce solo e sempre i contrattualizzati, e le legittime esigenze dei militari coinvolti. Non solo abbiamo fatto di più, ci siamo resi disponibili a non chiedere nessun ulteriore sacrificio ai cittadini italiani, accettando che 100 euro arrivino dall’aumento contrattuale e 100 euro mensili dall’aumento del FESI, spostando, come normativamente previsto, le risorse economiche dai CFI al Fondo di Efficienza.
Ebbene, questa richiesta avanzata da USAMi anche nella scorsa tornata negoziale ha visto il veto dell’Amministrazione. Legittimamente ci chiediamo se il motivo sia connesso alla questione che spostando le risorse economiche dal CFI al Fesi, le attività che finora sono state (spesso contra legem) remunerate con il compenso forfettario, necessariamente dovranno essere spesate con i fondi destinati agli straordinari, la cui divisione è, secondo dati ufficiali estratti da USAMi Aeronautica dal bilancio dello Stato, consegnati alla Funzione Pubblica e mai contestati, 85% alla dirigenza e solo il 15% al resto dei militari.
La realtà distorta
I comunicati recentemente diffusi, che affermano, senza alcun fondamento normativo e senza alcun riscontro con la realtà che la dirigenza e i contrattualizzati abbiano ricevuto un perfetto allineamento economico negli ultimi 20 anni, vengono proprio da quelle fonti che alimentano una lotta di classe, e guarda caso da una sparuta minoranza di Ufficiali Superiori che negano l’evidenza che ben tutti conosciamo, con il solo scopo di mantenere lo status quo, opponendosi ad un cambiamento indispensabile a ricucire il tessuto sociale delle Forze Armate e lo Spirito di Corpo. USAMi Aeronautica non fa una guerra tra poveri, non va contro i dirigenti, né contesta i loro legittimi trattamenti economici. Il punto non è togliere a qualcuno, ma invece dare il giusto a tutti i militari.
I militari italiani non sono né sprovveduti né ingenui
Nonostante la propaganda, la realtà dei fatti la conoscono bene i contrattualizzati perché la vivono ogni giorno sulla loro pelle. USAMi Aeronautica ha messo in campo il calcolatore di perdita stipendiale e ad oggi è stato usato da oltre 35000 militari di tutte le Forze Armate. Se sei contrattualizzato e vuoi scoprire in tempo reale quanto hai perso dal 2021 ad oggi clicca qui. Quando si pubblicano grafici e tabelle, bisogna avere l’onestà intellettuale di rappresentare la realtà per quella che è.
Chi firma subito e a tutti i costi cosa ottiene in cambio?
Il legittimo sospetto delle motivazioni che spingono ad una firma immediata un contratto privo di reale sostanza economica, evidentemente risponde a logiche diverse dalla tutela del personale e non ancora individuate. Viene da chiedersi se certi sindacati non abbiano altri tipi di interessi o non cerchino “qualcos’altro” in cambio ai tavoli negoziali, come ad esempio, una legittimazione formale o spazi di manovra autoreferenziali.
Il potere di firma è in mano agli iscritti
Spesso i militari ci chiedono di unirci ad altre sigle sindacali per avere più peso su questo tavolo negoziale. USAMi Aeronautica è l’unico sindacato militare insieme ad ITAMIL Esercito ad aver firmato un impegno scritto che suggella la coesione nella lotta per ottenere il giusto da questo contratto economico. Inoltre stiamo lavorando per ampliare le alleanze, e ogni giorno si aprono nuovi scenari nella direzione di un fronte unico, forte e compatto.
C’è un aspetto fondamentale che ogni militare deve considerare: a differenza della Rappresentanza il sindacato militare non è gerarchizzato, appartiene agli iscritti e non ai dirigenti sindacali. Se non sei soddisfatto delle scelte compiute dalla tua associazione sindacale, se ti senti tradito da firme apposte su contratti insoddisfacenti, se vedi che il tuo sindacato tutela solo una categoria a sfavore di altre, hai nelle tue mani uno strumento potentissimo: dare revoca sindacale ed iscriverti a quelle sigle che si battono realmente per gli interessi dell’intero Comparto.
Compiere il passo di revocare l’iscrizione ad un sindacato in cui non ci si riconosce è un atto di responsabilità sul proprio futuro. Non solo, il dissenso manifestato tramite la revoca indica a tutti i soggetti coinvolti, in modo inequivocabile le decisioni e le necessità della base. Continuare invece a sostenere con la tua delega chi non rappresenta le tue reali istanze significa continuare ad alimentare un sistema che, come abbiamo visto nell’ultimo contratto ha messo in ginocchio centinaia di migliaia di famiglie, e se per l’ultimo contratto qualcuno potrebbe invocare l’inesperienza, ora con questo se si commette lo stesso errore potremo parlare di vero e proprio dolo.
Cosa fare? Iscriviti ad USAMi Aeronautica, ITAMIL Esercito e SILMM Marina se non sei ancora iscritto a nessun sindacato militare. Se invece vuoi cambiare sigla, clicca sul link, ti seguiremo per tutto l’iter di revoca e reiscrizione. USAMi Aeronautica continuerà a camminare sulla strada della dignità, proponendo soluzioni sostenibili, senza paura di dire No, con l’unico obiettivo di difendere i diritti di tutti i Militari Italiani.

