Abbiamo appena appreso che anche la seconda rata del FESI 2025 – ovvero il rimanente 10% – sarà liquidata entro questo mese tramite un’emissione straordinaria. Ma non c’è nulla da festeggiare. Questa notizia, tutt’altro che un successo da sbandierare, mette a nudo questioni politiche e sindacali imprescindibili.

Questo FESI va azzerato e riscritto da cima a fondo

È inaccettabile che le regole del Fondo per l’Efficienza dei Servizi Istituzionali – che per definizione dovrebbe essere un premio all’efficienza e alla produttività – vengano scritte unilateralmente dall’Amministrazione, senza alcuna reale partecipazione delle sigle sindacali e, per giunta, con un anno di ritardo. Ci chiediamo: come può il personale sapere in anticipo quali saranno i parametri meritocratici con cui, l’anno successivo, verranno distribuiti i fondi? Questo non è efficientamento, è gestione burocratica e tardiva.

Una strana coincidenza temporale

Il tempismo di questa liquidazione straordinaria accende un forte sospetto: vuoi vedere che la mobilitazione e la manifestazione del prossimo 18 luglio hanno messo fretta a chi di dovere? La piazza fa paura, e accelerare i pagamenti sembra il classico tentativo di disinnescare la protesta dei militari.

La montagna che partorisce il topolino

A quei sindacati militari che in queste ore si stanno gloriando del saldo, ricordiamo la cruda realtà dei fatti: la vostra “partecipazione” si è ridotta alla mera apposizione di una firma su un decreto blindato. Non avete potuto spostare nemmeno una virgola rispetto a quanto già rigidamente disposto dallo Stato Maggiore della Difesa.

Rivendicare come una vittoria quello che è solo un atto dovuto – e gestito male – significa non avere il senso del proprio ruolo. Noi continuiamo a lottare per una contrattazione vera, trasparente e d’anticipo. Ci vediamo in piazza il 18 luglio.