IN SINTESI
STIPENDI E POTERE D’ACQUISTO
USAMi denuncia stipendi insufficienti, indennità ferme, perdita del potere d’acquisto e una questione previdenziale ancora senza risposte adeguate.
LA PROPOSTA
USAMi Aeronautica, insieme a ITAMIL Esercito, NSC Carabinieri e SILMM Marina, ha promosso una proposta di legge organica sulle attività extraprofessionali.
IL PUNTO POSTO ALLA POLITICA
Se lo Stato sostiene di non avere risorse sufficienti per riconoscere economicamente specificità, professionalità e sacrifici dei militari, USAMi pone il problema delle limitazioni alla possibilità di valorizzare le proprie capacità professionali fuori dal servizio.
NESSUN OBBLIGO DI SECONDO LAVORO
L’articolo chiarisce che nessuno vuole trasformare il militare in un lavoratore costretto a fare due mestieri: chi desidera utilizzare le proprie competenze dovrebbe avere maggiori possibilità di farlo, mentre chi non vuole svolgere attività esterne continuerà a non farlo.
QUANDO È STATO IL MOMENTO DI ESPORSI
USAMi ricorda di aver contestato risorse insufficienti, di aver chiesto aumenti economici veri e di aver partecipato alla mobilitazione dello scorso luglio, quando migliaia di militari sono scesi in piazza per rivendicare dignità economica, previdenziale e professionale.
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È facile chiedere stipendi migliori dopo aver contribuito ad accettare contratti insufficienti. Più difficile è assumersi la responsabilità di proporre soluzioni e mettere la politica davanti alle proprie contraddizioni.
USAMi Aeronautica ha promosso, insieme alle altre organizzazioni sindacali aderenti all’iniziativa - ITAMIL Esercito, NSC Carabinieri e SILMM Marina -, una proposta di legge organica per ampliare la possibilità per il personale militare di svolgere attività extraprofessionali, nel rispetto delle esigenze di servizio, dell’imparzialità dell’Amministrazione e delle necessarie incompatibilità. Una proposta articolata, tecnica e concreta, che nasce da due obiettivi precisi, chiaramente indicati anche nella relazione illustrativa.
PRIMO OBIETTIVO: METTERE GOVERNO E POLITICA DAVANTI ALLE PROPRIE RESPONSABILITÀ
Da anni denunciamo stipendi insufficienti, indennità ferme, perdita del potere d’acquisto e una questione previdenziale che continua a rimanere senza risposte adeguate. Abbiamo chiesto risorse vere per la specificità militare. Abbiamo chiesto interventi sulle pensioni. Abbiamo chiesto una previdenza finalmente adeguata. Abbiamo chiesto contratti capaci di recuperare realmente la perdita del potere d’acquisto. Se lo Stato sostiene di non avere le risorse necessarie per riconoscere economicamente la specificità, la professionalità e i sacrifici dei militari, allora non può contemporaneamente impedire loro, entro limiti ragionevoli e compatibili con il servizio, di utilizzare le proprie capacità professionali per integrare il reddito familiare. È questa anche la provocazione politica contenuta nella nostra proposta. Ed è una provocazione che intendiamo portare davanti al Governo e al Parlamento.
NON ACCETTIAMO LEZIONI DA CHI HA ACCETTATO CONTRATTI SCANDALOSI
Qualcuno oggi sostiene che non bisognerebbe favorire le attività extraprofessionali, ma semplicemente aumentare gli stipendi. Una frase apparentemente condivisibile. Peccato che, quando c’era da decidere se accettare o meno un contratto che USAMi Aeronautica ha giudicato economicamente insufficiente, qualcuno abbia scelto di firmarlo. Peccato che, quando è stato necessario metterci la faccia, impiegare risorse economiche e coinvolgere persone per andare in piazza lo scorso luglio, sotto un sole e 45 gradi di temperatura, questo sindacato non c'era. Oggi scoprire improvvisamente che gli stipendi dei militari devono essere aumentati rischia quindi di apparire come una comoda operazione di memoria selettiva.
USAMi Aeronautica, invece, su questo punto non ha cambiato posizione. Abbiamo contestato risorse insufficienti quando altri firmavano. Abbiamo chiesto aumenti economici veri. Abbiamo denunciato la perdita del potere d’acquisto. Continuiamo a chiedere interventi sulla previdenza e sulla specificità. Per questo le critiche di oggi appaiono ancora più strumentali: non si può contribuire ad accettare condizioni economiche giudicate insufficienti e poi utilizzare proprio l’insufficienza degli stipendi come argomento per attaccare chi propone ulteriori strumenti a favore del personale. Le lacrime di coccodrillo non aumentano gli stipendi.
SECONDO OBIETTIVO: LIBERARE LE PROFESSIONALITÀ DEI MILITARI
C’è poi un’altra questione che qualcuno sembra volutamente ignorare. Nelle Forze Armate esiste un patrimonio enorme di competenze: tecniche, ingegneristiche, informatiche, sportive, giuridiche, formative e in moltissimi altri settori professionali. Sono donne e uomini che hanno studiato, conseguito qualifiche, maturato esperienze e costruito competenze che potrebbero essere esercitate, fuori dall’orario di servizio e nel rispetto delle incompatibilità realmente necessarie, anche nella società civile. Perché impedirlo attraverso vincoli sproporzionati? La libertà professionale non è un obbligo di svolgere un secondo lavoro. Nessuno vuole trasformare il militare in un lavoratore costretto a fare due mestieri per arrivare alla fine del mese. È esattamente il contrario: vogliamo che chi desidera mettere a frutto legittimamente le proprie competenze possa avere maggiori possibilità di farlo. E chi non vuole svolgere alcuna attività esterna continuerà, naturalmente, a non farlo. Questa si chiama libertà.
IL CAPITALE UMANO STA GIÀ GUARDANDO FUORI DALLE FORZE ARMATE
Esiste inoltre un fenomeno che sarebbe irresponsabile ignorare. Una parte del capitale umano più qualificato comincia a guardare con crescente interesse alle opportunità offerte dal settore privato. Quando competenze tecniche e professionali altamente specializzate trovano all’esterno migliori prospettive economiche e professionali, il problema non si risolve vietando o restringendo ulteriormente le possibilità del personale. Bisogna chiedersi, piuttosto, perché quelle professionalità non trovino all’interno delle Forze Armate un riconoscimento economico e professionale sufficientemente competitivo. Questa dovrebbe essere la preoccupazione di un sindacato. Non attaccare chi pone il problema sul tavolo.
NOI CONTINUIAMO A CHIEDERE PIÙ STIPENDIO, PIÙ PREVIDENZA E PIÙ LIBERTÀ
La posizione di USAMi Aeronautica è chiarissima e non contiene alcuna contraddizione. Vogliamo stipendi più alti. Vogliamo una previdenza adeguata. Vogliamo risorse vere per la specificità militare. Ma vogliamo anche maggiore libertà per il personale di utilizzare le proprie competenze e professionalità, quando ciò sia compatibile con il servizio e con il ruolo istituzionale ricoperto. Le due battaglie non si escludono. Al contrario, fanno parte della stessa idea di dignità professionale. La vera contraddizione sarebbe chiedere ai militari di accontentarsi di stipendi insufficienti e, nello stesso tempo, pretendere che rimangano prigionieri di vincoli che impediscono loro persino di valorizzare legittimamente le proprie capacità. USAMi Aeronautica continuerà quindi a portare avanti questa proposta e, soprattutto, continuerà a rivolgere alla politica una domanda molto semplice: se lo Stato non vuole riconoscere economicamente fino in fondo il valore dei propri militari, con quale coerenza pretende anche di limitare la possibilità di valorizzare, fuori dal servizio, le loro competenze professionali? È su questa domanda che vorremmo ascoltare risposte. Il resto rischia di essere soltanto polemica sindacale.
E PRIMA DI CRITICARE, QUALCUNO DOVREBBE RISPONDERE A QUALCHE DOMANDA
E allora, prima di impartire lezioni sindacali e criticare il nostro disegno di legge, sarebbe opportuno che qualcuno si fermasse a rispondere a domande molto semplici. Dove erano questi sindacati quando, lo scorso luglio, migliaia di militari sono scesi in piazza per rivendicare dignità economica, previdenziale e professionale? Dove erano quando bisognava avere il coraggio di non firmare il contratto 2022–2024, che USAMi Aeronautica ha contestato proprio perché ritenuto economicamente insufficiente e incapace di recuperare la perdita del potere d’acquisto del personale? Dove erano quando abbiamo portato pubblicamente e nelle sedi istituzionali le nostre denunce sul progressivo impoverimento economico e sulla mortificazione professionale del personale delle Forze Armate?
Oggi è certamente più semplice criticare chi propone, chi si espone e chi cerca di aprire nuove strade. Ma il sindacato si misura soprattutto nei momenti in cui occorre scegliere da che parte stare e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. Per questo, prima di attaccare le iniziative degli altri, qualcuno farebbe bene a guardarsi la coscienza, a rileggere le proprie scelte e, soprattutto, a cominciare a parlare con assoluta franchezza ai propri iscritti. A raccontare cosa ha fatto quando era il momento di scegliere. A spiegare cosa ha firmato quando era il momento di dire no. E, soprattutto, a dire finalmente la verità ai militari che pretende di rappresentare. USAMi Aeronautica continuerà a fare ciò che ha sempre fatto: metterci la faccia, avanzare proposte e difendere senza ambiguità gli interessi del personale militare.
È facile chiedere stipendi migliori dopo aver contribuito ad accettare contratti insufficienti. Più difficile è assumersi la responsabilità di proporre soluzioni e mettere la politica davanti alle proprie contraddizioni.
USAMi Aeronautica ha promosso, insieme alle altre organizzazioni sindacali aderenti all’iniziativa - ITAMIL Esercito, NSC Carabinieri e SILMM Marina -, una proposta di legge organica per ampliare la possibilità per il personale militare di svolgere attività extraprofessionali, nel rispetto delle esigenze di servizio, dell’imparzialità dell’Amministrazione e delle necessarie incompatibilità. Una proposta articolata, tecnica e concreta, che nasce da due obiettivi precisi, chiaramente indicati anche nella relazione illustrativa.
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01 PRIMO OBIETTIVO: METTERE GOVERNO E POLITICA DAVANTI ALLE PROPRIE RESPONSABILITÀ
Da anni denunciamo stipendi insufficienti, indennità ferme, perdita del potere d’acquisto e una questione previdenziale che continua a rimanere senza risposte adeguate. Abbiamo chiesto risorse vere per la specificità militare. Abbiamo chiesto interventi sulle pensioni. Abbiamo chiesto una previdenza finalmente adeguata. Abbiamo chiesto contratti capaci di recuperare realmente la perdita del potere d’acquisto. Se lo Stato sostiene di non avere le risorse necessarie per riconoscere economicamente la specificità, la professionalità e i sacrifici dei militari, allora non può contemporaneamente impedire loro, entro limiti ragionevoli e compatibili con il servizio, di utilizzare le proprie capacità professionali per integrare il reddito familiare. È questa anche la provocazione politica contenuta nella nostra proposta. Ed è una provocazione che intendiamo portare davanti al Governo e al Parlamento.
! NON ACCETTIAMO LEZIONI DA CHI HA ACCETTATO CONTRATTI SCANDALOSI
Qualcuno oggi sostiene che non bisognerebbe favorire le attività extraprofessionali, ma semplicemente aumentare gli stipendi. Una frase apparentemente condivisibile. Peccato che, quando c’era da decidere se accettare o meno un contratto che USAMi Aeronautica ha giudicato economicamente insufficiente, qualcuno abbia scelto di firmarlo. Peccato che, quando è stato necessario metterci la faccia, impiegare risorse economiche e coinvolgere persone per andare in piazza lo scorso luglio, sotto un sole e 45 gradi di temperatura, questo sindacato non c'era. Oggi scoprire improvvisamente che gli stipendi dei militari devono essere aumentati rischia quindi di apparire come una comoda operazione di memoria selettiva.
USAMi Aeronautica, invece, su questo punto non ha cambiato posizione. Abbiamo contestato risorse insufficienti quando altri firmavano. Abbiamo chiesto aumenti economici veri. Abbiamo denunciato la perdita del potere d’acquisto. Continuiamo a chiedere interventi sulla previdenza e sulla specificità. Per questo le critiche di oggi appaiono ancora più strumentali: non si può contribuire ad accettare condizioni economiche giudicate insufficienti e poi utilizzare proprio l’insufficienza degli stipendi come argomento per attaccare chi propone ulteriori strumenti a favore del personale. Le lacrime di coccodrillo non aumentano gli stipendi.
02 SECONDO OBIETTIVO: LIBERARE LE PROFESSIONALITÀ DEI MILITARI
C’è poi un’altra questione che qualcuno sembra volutamente ignorare. Nelle Forze Armate esiste un patrimonio enorme di competenze: tecniche, ingegneristiche, informatiche, sportive, giuridiche, formative e in moltissimi altri settori professionali. Sono donne e uomini che hanno studiato, conseguito qualifiche, maturato esperienze e costruito competenze che potrebbero essere esercitate, fuori dall’orario di servizio e nel rispetto delle incompatibilità realmente necessarie, anche nella società civile. Perché impedirlo attraverso vincoli sproporzionati? La libertà professionale non è un obbligo di svolgere un secondo lavoro. Nessuno vuole trasformare il militare in un lavoratore costretto a fare due mestieri per arrivare alla fine del mese. È esattamente il contrario: vogliamo che chi desidera mettere a frutto legittimamente le proprie competenze possa avere maggiori possibilità di farlo. E chi non vuole svolgere alcuna attività esterna continuerà, naturalmente, a non farlo. Questa si chiama libertà.
↗ IL CAPITALE UMANO STA GIÀ GUARDANDO FUORI DALLE FORZE ARMATE
Esiste inoltre un fenomeno che sarebbe irresponsabile ignorare. Una parte del capitale umano più qualificato comincia a guardare con crescente interesse alle opportunità offerte dal settore privato. Quando competenze tecniche e professionali altamente specializzate trovano all’esterno migliori prospettive economiche e professionali, il problema non si risolve vietando o restringendo ulteriormente le possibilità del personale. Bisogna chiedersi, piuttosto, perché quelle professionalità non trovino all’interno delle Forze Armate un riconoscimento economico e professionale sufficientemente competitivo. Questa dovrebbe essere la preoccupazione di un sindacato. Non attaccare chi pone il problema sul tavolo.
✓ NOI CONTINUIAMO A CHIEDERE PIÙ STIPENDIO, PIÙ PREVIDENZA E PIÙ LIBERTÀ
La posizione di USAMi Aeronautica è chiarissima e non contiene alcuna contraddizione. Vogliamo stipendi più alti. Vogliamo una previdenza adeguata. Vogliamo risorse vere per la specificità militare. Ma vogliamo anche maggiore libertà per il personale di utilizzare le proprie competenze e professionalità, quando ciò sia compatibile con il servizio e con il ruolo istituzionale ricoperto. Le due battaglie non si escludono. Al contrario, fanno parte della stessa idea di dignità professionale. La vera contraddizione sarebbe chiedere ai militari di accontentarsi di stipendi insufficienti e, nello stesso tempo, pretendere che rimangano prigionieri di vincoli che impediscono loro persino di valorizzare legittimamente le proprie capacità. USAMi Aeronautica continuerà quindi a portare avanti questa proposta e, soprattutto, continuerà a rivolgere alla politica una domanda molto semplice: se lo Stato non vuole riconoscere economicamente fino in fondo il valore dei propri militari, con quale coerenza pretende anche di limitare la possibilità di valorizzare, fuori dal servizio, le loro competenze professionali? È su questa domanda che vorremmo ascoltare risposte. Il resto rischia di essere soltanto polemica sindacale.
? E PRIMA DI CRITICARE, QUALCUNO DOVREBBE RISPONDERE A QUALCHE DOMANDA
E allora, prima di impartire lezioni sindacali e criticare il nostro disegno di legge, sarebbe opportuno che qualcuno si fermasse a rispondere a domande molto semplici. Dove erano questi sindacati quando, lo scorso luglio, migliaia di militari sono scesi in piazza per rivendicare dignità economica, previdenziale e professionale? Dove erano quando bisognava avere il coraggio di non firmare il contratto 2022–2024, che USAMi Aeronautica ha contestato proprio perché ritenuto economicamente insufficiente e incapace di recuperare la perdita del potere d’acquisto del personale? Dove erano quando abbiamo portato pubblicamente e nelle sedi istituzionali le nostre denunce sul progressivo impoverimento economico e sulla mortificazione professionale del personale delle Forze Armate?
Oggi è certamente più semplice criticare chi propone, chi si espone e chi cerca di aprire nuove strade. Ma il sindacato si misura soprattutto nei momenti in cui occorre scegliere da che parte stare e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. Per questo, prima di attaccare le iniziative degli altri, qualcuno farebbe bene a guardarsi la coscienza, a rileggere le proprie scelte e, soprattutto, a cominciare a parlare con assoluta franchezza ai propri iscritti. A raccontare cosa ha fatto quando era il momento di scegliere. A spiegare cosa ha firmato quando era il momento di dire no. E, soprattutto, a dire finalmente la verità ai militari che pretende di rappresentare. USAMi Aeronautica continuerà a fare ciò che ha sempre fatto: metterci la faccia, avanzare proposte e difendere senza ambiguità gli interessi del personale militare.
Più stipendio. Più previdenza. Più libertà professionale.
USAMi Aeronautica continua a chiedere risorse vere per il personale militare e a portare avanti proposte concrete per tutelarne condizioni economiche, previdenza e professionalità.
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