IN SINTESI

Da anni assistiamo a una costante e gravissima erosione del potere d’acquisto degli stipendi, mentre le principali indennità accessorie, secondo l’articolo, non vengono adeguate da oltre un trentennio. Le risorse stanziate per i rinnovi contrattuali non riescono a recuperare il valore reale delle retribuzioni e sostenere il bilancio familiare è diventato una vera e propria impresa per migliaia di famiglie militari.

Il problema

Il personale continua a essere sottoposto a disponibilità, mobilità, impiego operativo e vincoli stringenti, mentre la possibilità di utilizzare tempo libero e competenze per integrare il reddito resta fortemente limitata.

Superare la Circolare del 2008

La proposta punta a superare l’attuale impostazione fondata sul divieto e sull’occasionalità, introducendo il principio della compatibilità concreta dell’attività extraprofessionale con il servizio.

Secondo lavoro anche continuativo

Il Disegno di Legge prevede per il personale militare in servizio permanente la possibilità di svolgere attività autonome o subordinate anche a carattere continuativo, eliminando episodicità e saltuarietà.

30 giorni e silenzio-assenso

L’Amministrazione dovrebbe esprimersi entro 30 giorni, prorogabili una sola volta di 15 giorni. In assenza di risposta, secondo la proposta, l’autorizzazione si intenderebbe concessa.

Nessun tetto ai guadagni

I guadagni derivanti dal lavoro extraprofessionale non sarebbero soggetti ad alcun tetto o limite collegato allo status militare.

Più contributi per la pensione

La contribuzione versata presso INPS o altre casse potrebbe essere valorizzata tramite cumulo, totalizzazione o ricongiunzione per rafforzare il trattamento pensionistico finale.

Professioni e competenze

Per chi possiede titoli abilitativi, la proposta consentirebbe iscrizione agli albi ed esercizio della professione, oltre ad attività di insegnamento, consulenza, supporto tecnico, artigianale, sportivo o commerciale nei limiti di legge.

Nessuna penalizzazione di carriera

L’attività extraprofessionale autorizzata non potrebbe essere utilizzata come elemento negativo nelle note caratteristiche né penalizzare le progressioni di carriera.

USAMi, ITAMIL, NSC e SILMM, in rappresentanza di oltre 15.000 militari secondo quanto riportato nell’articolo, hanno redatto e inviato ai vertici militari, alle Commissioni parlamentari, alle Segreterie politiche e alle Autorità di Governo un Disegno di Legge per modificare radicalmente la disciplina del lavoro extraprofessionale dei militari. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un confronto serio, aperto e immediato per trasformare la proposta in realtà legislativa.
MOSTRA ARTICOLO SENZA COLORI NASCONDI ARTICOLO SENZA COLORI

Dalla proposta di disegno di legge delle quattro sigle sindacali una svolta per il lavoro extraprofessionale, la dignità economica e le pensioni dei militari.

Il costo della vita continua ad aumentare inesorabilmente e colpisce in modo indistinto tutti i lavoratori italiani. Tra questi, le donne e gli uomini in divisa pagano un prezzo particolarmente alto. Da anni assistiamo a una costante e gravissima erosione del potere d’acquisto degli stipendi, aggravata dal blocco e dal mancato adeguamento, che si trascina da oltre un trentennio, delle principali indennità accessorie. Indennità che non rappresentano superflui "extra", ma il riconoscimento della peculiarità, dei rischi, delle responsabilità e delle gravose condizioni d'impiego proprie dello status militare. A fronte di questo scenario, la risposta delle istituzioni e del Governo si è rivelata drammaticamente insufficiente.

Le risorse stanziate per i rinnovi contrattuali non riescono a recuperare il valore reale delle retribuzioni. Non vi è stata alcuna volontà politica di destinare fondi aggiuntivi per valorizzare la specificità militare né, tanto meno, di offrire risposte concrete alle pesanti incognite previdenziali che gravano soprattutto sulle generazioni soggette al sistema contributivo. Spesa alimentare, bollette energetiche, carburante, canoni di locazione, rate dei mutui, spese scolastiche e sanitarie: sostenere il bilancio familiare con le sole retribuzioni attuali è diventato una vera e propria impresa per migliaia di famiglie militari.

Serve una risposta concreta e immediata

Di fronte a una politica che continua a esigere disponibilità totale, mobilità, impiego operativo e vincoli stringenti, negando contemporaneamente un’adeguata e giusta remunerazione, sorge una domanda politica e sindacale ineludibile: se lo Stato non assicura risorse sufficienti per restituire potere d’acquisto ed equità al personale, con quale coraggio istituzionale può continuare a impedire agli stessi lavoratori di utilizzare il proprio tempo libero e le proprie competenze per integrare legittimamente il reddito familiare?

La specificità militare non può e non deve trasformarsi in una condanna alla compressione dei diritti economici e delle libertà personali. Per questa ragione, l’Alleanza delle Organizzazioni Sindacali promotrici (USAMi, ITAMIL, NSC, SILMM) nata dall’unione e dalla visione comune di quattro organizzazioni rappresentative di Aeronautica, Esercito, Carabinieri e Marina - in rappresentanza di oltre 15.000 militari - ha intrapreso un'iniziativa forte e strutturata. È stato redatto ed inviato ai vertici militari, alle Commissioni parlamentari, alle Segreterie politiche e alle Autorità di Governo un articolato Disegno di Legge intitolato: “Disposizioni in materia di svolgimento di attività lavorative extraprofessionali da parte del personale militare e di valorizzazione reddituale e previdenziale dei relativi proventi”. Non chiediamo privilegi o sconti sulle nostre responsabilità verso il Paese. Chiediamo rispetto, modernità e giustizia sociale.

Il superamento della Circolare del 2008: dal divieto alla compatibilità
Oggi la possibilità per un militare di svolgere un’attività extra professionale retribuita è imbrigliata da vincoli oramai anacronistici, ancorati prevalentemente alla Circolare DGPM del 31 luglio 2008. Questa disciplina amministrativa poggia su una logica punitiva e restrittiva: l’attività extraprofessionale viene considerata un’eccezione straordinaria, concessa solo se priva dei caratteri di continuità, assiduità o stabilità, relegandola a isolate e occasionali prestazioni. Il risultato di questo impianto risalente è surreale: un militare in possesso di competenze altamente qualificate - come un informatico, un tecnico, un istruttore sportivo, un artigiano o un libero professionista abilitato - può effettuare al massimo una prestazione episodica, ma gli viene categoricamente impedito di strutturare una seconda attività stabile e regolare, persino quando quest'ultima viene svolta interamente fuori dall'orario di servizio e senza arrecare il minimo pregiudizio all'efficienza dell'Ente o del Reparto.

La nostra proposta di legge ribalta questo paradigma:

  • Dal principio generale del divieto temperato da deroghe, si passa al principio della compatibilità concreta dell'attività extraprofessionale con il servizio;
  • Il vincolo dell'occasionalità e la limitazione della durata temporale vengono definitivamente abrogati;
  • Non si tratta di una liberalizzazione selvaggia o indiscriminata: l'interesse supremo dell'Amministrazione e la tutela dell'operatività restano pienamente salvaguardati.

I pilastri del Disegno di Legge

L’articolato normativo proposto definisce con chiarezza, trasparenza e rigore i contorni della nuova disciplina:

  1. Pari dignità lavorativa e diritto al lavoro (Art. 1 - 3): Al personale militare in servizio permanente è riconosciuta la facoltà di svolgere attività lavorative extraprofessionali, autonome o subordinate, anche a carattere continuativo. Vengono eliminati del tutto i requisiti di episodicità e saltuarietà;
  2. Procedura trasparente, certa e con termini perentori (Art. 4 - 5): Basta con dinieghi generici, discrezionali o privi di fondamento tecnico. L’autorizzazione andrà richiesta in via telematica. L’Amministrazione dovrà esprimersi entro 30 giorni (prorogabili una sola volta di 15 giorni per accertamenti). Vige il principio del silenzio-assenso: decorso il termine senza risposta, l'autorizzazione si intende concessa. L'eventuale diniego dovrà essere motivato puntualmente su concrete incompatibilità o documentate esigenze di servizio;
  3. Attività autonome e libero-professionali (Art. 6): Per chi è in possesso di titoli abilitativi, viene consentita l'iscrizione ai relativi albi professionali e l'esercizio della professione, superando le incompatibilità fondate sulla sola esistenza del rapporto di pubblico impiego. Il militare potrà svolgere attività di insegnamento, consulenza, supporto tecnico, artigianale, sportivo o commerciale (nei limiti di legge);
  4. Assenza di limiti reddituali e tutela previdenziale (Art. 7): I guadagni derivanti dal lavoro extraprofessionale non saranno soggetti ad alcun tetto o limite correlato allo status militare. Soprattutto, la contribuzione versata per queste attività presso l'INPS o le altre casse previdenziali potrà essere valorizzata - tramite cumulo, totalizzazione o ricongiunzione - per rafforzare il trattamento pensionistico finale del militare;
  5. Doveri d'ufficio e tutela dell'operatività (Art. 2, 8 e 9): Rimanendo ben salda la prevalenza dei doveri istituzionali, l'attività lavorativa esterna non potrà mai svolgersi durante l'orario di servizio, né prevedere l'utilizzo di risorse, mezzi, informazioni o infrastrutture della Difesa. In caso di comprovate esigenze operative, esercitazioni o emergenze, l'Amministrazione potrà disporre la temporanea sospensione dell'attività senza che ciò costituisca revoca;
  6. Tutela contro le discriminazioni (Art. 10): Lo svolgimento di un’attività extraprofessionale autorizzata non potrà in alcun modo rappresentare un elemento di valutazione negativa nelle note caratteristiche, né costituire motivo di penalizzazione nelle progressioni di carriera.

Una misura di welfare a costo zero per lo Stato

Questa proposta rappresenta una vera e propria misura di welfare integrativo economico e previdenziale. Non comporta alcun nuovo o maggiore onere a carico della finanza pubblica. Non sottrae risorse all'erario e non incide sulla funzionalità o sull'efficienza dello strumento militare. In un momento storico in cui lo Stato fatica a trovare le risorse per adeguare gli stipendi al reale costo della vita, consentire al personale di valorizzare liberamente e responsabilmente il proprio tempo libero, le proprie competenze e le proprie passioni significa offrire una risposta concreta alle famiglie in difficoltà. Riteniamo arrivato il momento di abbattere tabù e rigidità anacronistiche. Il tempo libero dal servizio appartiene alla sfera privata e al patrimonio individuale di ogni lavoratore. Se usato nel rispetto della legge, dell'imparzialità e del decoro delle Istituzioni, deve poter diventare un’opportunità di crescita e di serenità economica.

L'Alleanza sindacale interforze ha tracciato la strada con determinazione e concretezza. Ora la palla passa alla politica e ai vertici militari: ci aspettiamo un confronto serio, aperto e immediato per trasformare questa proposta in realtà legislativa.

Dalla proposta di disegno di legge delle quattro sigle sindacali una svolta per il lavoro extraprofessionale, la dignità economica e le pensioni dei militari.

Il costo della vita continua ad aumentare inesorabilmente e colpisce in modo indistinto tutti i lavoratori italiani. Tra questi, le donne e gli uomini in divisa pagano un prezzo particolarmente alto. Da anni assistiamo a una costante e gravissima erosione del potere d’acquisto degli stipendi, aggravata dal blocco e dal mancato adeguamento, che si trascina da oltre un trentennio, delle principali indennità accessorie. Indennità che non rappresentano superflui "extra", ma il riconoscimento della peculiarità, dei rischi, delle responsabilità e delle gravose condizioni d'impiego proprie dello status militare. A fronte di questo scenario, la risposta delle istituzioni e del Governo si è rivelata drammaticamente insufficiente.

Le risorse stanziate per i rinnovi contrattuali non riescono a recuperare il valore reale delle retribuzioni. Non vi è stata alcuna volontà politica di destinare fondi aggiuntivi per valorizzare la specificità militare né, tanto meno, di offrire risposte concrete alle pesanti incognite previdenziali che gravano soprattutto sulle generazioni soggette al sistema contributivo. Spesa alimentare, bollette energetiche, carburante, canoni di locazione, rate dei mutui, spese scolastiche e sanitarie: sostenere il bilancio familiare con le sole retribuzioni attuali è diventato una vera e propria impresa per migliaia di famiglie militari.

Serve una risposta concreta e immediata

Di fronte a una politica che continua a esigere disponibilità totale, mobilità, impiego operativo e vincoli stringenti, negando contemporaneamente un’adeguata e giusta remunerazione, sorge una domanda politica e sindacale ineludibile: se lo Stato non assicura risorse sufficienti per restituire potere d’acquisto ed equità al personale, con quale coraggio istituzionale può continuare a impedire agli stessi lavoratori di utilizzare il proprio tempo libero e le proprie competenze per integrare legittimamente il reddito familiare?

La specificità militare non può e non deve trasformarsi in una condanna alla compressione dei diritti economici e delle libertà personali. Per questa ragione, l’Alleanza delle Organizzazioni Sindacali promotrici (USAMi, ITAMIL, NSC, SILMM) nata dall’unione e dalla visione comune di quattro organizzazioni rappresentative di Aeronautica, Esercito, Carabinieri e Marina - in rappresentanza di oltre 15.000 militari - ha intrapreso un'iniziativa forte e strutturata. È stato redatto ed inviato ai vertici militari, alle Commissioni parlamentari, alle Segreterie politiche e alle Autorità di Governo un articolato Disegno di Legge intitolato: “Disposizioni in materia di svolgimento di attività lavorative extraprofessionali da parte del personale militare e di valorizzazione reddituale e previdenziale dei relativi proventi”. Non chiediamo privilegi o sconti sulle nostre responsabilità verso il Paese. Chiediamo rispetto, modernità e giustizia sociale.

Il superamento della Circolare del 2008: dal divieto alla compatibilità

Oggi la possibilità per un militare di svolgere un’attività extra professionale retribuita è imbrigliata da vincoli oramai anacronistici, ancorati prevalentemente alla Circolare DGPM del 31 luglio 2008. Questa disciplina amministrativa poggia su una logica punitiva e restrittiva: l’attività extraprofessionale viene considerata un’eccezione straordinaria, concessa solo se priva dei caratteri di continuità, assiduità o stabilità, relegandola a isolate e occasionali prestazioni. Il risultato di questo impianto risalente è surreale: un militare in possesso di competenze altamente qualificate - come un informatico, un tecnico, un istruttore sportivo, un artigiano o un libero professionista abilitato - può effettuare al massimo una prestazione episodica, ma gli viene categoricamente impedito di strutturare una seconda attività stabile e regolare, persino quando quest'ultima viene svolta interamente fuori dall'orario di servizio e senza arrecare il minimo pregiudizio all'efficienza dell'Ente o del Reparto.

La nostra proposta di legge ribalta questo paradigma:
  • Dal principio generale del divieto temperato da deroghe, si passa al principio della compatibilità concreta dell'attività extraprofessionale con il servizio;
  • Il vincolo dell'occasionalità e la limitazione della durata temporale vengono definitivamente abrogati;
  • Non si tratta di una liberalizzazione selvaggia o indiscriminata: l'interesse supremo dell'Amministrazione e la tutela dell'operatività restano pienamente salvaguardati.
I pilastri del Disegno di Legge

L’articolato normativo proposto definisce con chiarezza, trasparenza e rigore i contorni della nuova disciplina:

  1. Pari dignità lavorativa e diritto al lavoro (Art. 1 - 3): Al personale militare in servizio permanente è riconosciuta la facoltà di svolgere attività lavorative extraprofessionali, autonome o subordinate, anche a carattere continuativo. Vengono eliminati del tutto i requisiti di episodicità e saltuarietà;
  2. Procedura trasparente, certa e con termini perentori (Art. 4 - 5): Basta con dinieghi generici, discrezionali o privi di fondamento tecnico. L’autorizzazione andrà richiesta in via telematica. L’Amministrazione dovrà esprimersi entro 30 giorni (prorogabili una sola volta di 15 giorni per accertamenti). Vige il principio del silenzio-assenso: decorso il termine senza risposta, l'autorizzazione si intende concessa. L'eventuale diniego dovrà essere motivato puntualmente su concrete incompatibilità o documentate esigenze di servizio;
  3. Attività autonome e libero-professionali (Art. 6): Per chi è in possesso di titoli abilitativi, viene consentita l'iscrizione ai relativi albi professionali e l'esercizio della professione, superando le incompatibilità fondate sulla sola esistenza del rapporto di pubblico impiego. Il militare potrà svolgere attività di insegnamento, consulenza, supporto tecnico, artigianale, sportivo o commerciale (nei limiti di legge);
  4. Assenza di limiti reddituali e tutela previdenziale (Art. 7): I guadagni derivanti dal lavoro extraprofessionale non saranno soggetti ad alcun tetto o limite correlato allo status militare. Soprattutto, la contribuzione versata per queste attività presso l'INPS o le altre casse previdenziali potrà essere valorizzata - tramite cumulo, totalizzazione o ricongiunzione - per rafforzare il trattamento pensionistico finale del militare;
  5. Doveri d'ufficio e tutela dell'operatività (Art. 2, 8 e 9): Rimanendo ben salda la prevalenza dei doveri istituzionali, l'attività lavorativa esterna non potrà mai svolgersi durante l'orario di servizio, né prevedere l'utilizzo di risorse, mezzi, informazioni o infrastrutture della Difesa. In caso di comprovate esigenze operative, esercitazioni o emergenze, l'Amministrazione potrà disporre la temporanea sospensione dell'attività senza che ciò costituisca revoca;
  6. Tutela contro le discriminazioni (Art. 10): Lo svolgimento di un’attività extraprofessionale autorizzata non potrà in alcun modo rappresentare un elemento di valutazione negativa nelle note caratteristiche, né costituire motivo di penalizzazione nelle progressioni di carriera.

Una misura di welfare a costo zero per lo Stato

Questa proposta rappresenta una vera e propria misura di welfare integrativo economico e previdenziale. Non comporta alcun nuovo o maggiore onere a carico della finanza pubblica. Non sottrae risorse all'erario e non incide sulla funzionalità o sull'efficienza dello strumento militare. In un momento storico in cui lo Stato fatica a trovare le risorse per adeguare gli stipendi al reale costo della vita, consentire al personale di valorizzare liberamente e responsabilmente il proprio tempo libero, le proprie competenze e le proprie passioni significa offrire una risposta concreta alle famiglie in difficoltà. Riteniamo arrivato il momento di abbattere tabù e rigidità anacronistiche. Il tempo libero dal servizio appartiene alla sfera privata e al patrimonio individuale di ogni lavoratore. Se usato nel rispetto della legge, dell'imparzialità e del decoro delle Istituzioni, deve poter diventare un’opportunità di crescita e di serenità economica.

L'Alleanza sindacale interforze ha tracciato la strada con determinazione e concretezza. Ora la palla passa alla politica e ai vertici militari: ci aspettiamo un confronto serio, aperto e immediato per trasformare questa proposta in realtà legislativa.

LAVORO • REDDITO • PREVIDENZA
Più libertà nel proprio tempo libero, più tutela economica, più forza per il futuro previdenziale.
USAMi Aeronautica porta avanti una proposta concreta per consentire al personale di valorizzare competenze e professionalità anche fuori dal servizio, senza rinunciare ai doveri istituzionali. Se vuoi dare più forza alle richieste che incidono realmente sulla vita delle famiglie militari, scegli di esserci.
ISCRIVITI A USAMI AERONAUTICA →
Condividi:WhatsAppFacebookTelegramXEmail