BONUS GIORGETTI AI MILITARI: USAMI ACCOGLIE CON FAVORE L’APERTURA DELLA DIFESA, MA SERVONO CERTEZZE GIURIDICHE E PREVIDENZIALI

Cresce l’interesse del personale; il Comparto Affari Economici e Previdenziali di USAMI Aeronautica ha approfondito la disciplina: positiva la volontà di estendere il beneficio, ma occorre evitare applicazioni prive di una solida base normativa e valutare attentamente gli effetti sulla pensione futura.

 

Negli ultimi giorni sta emergendo un fortissimo interesse tra il personale militare per il cosiddetto “Bonus Giorgetti”, l’incentivo al posticipo del pensionamento che consente, in presenza dei requisiti stabiliti dalla legge e scegliendo di continuare a lavorare, di rinunciare all’accredito della quota contributiva a proprio carico ricevendone il corrispondente importo direttamente in busta paga. La questione ha assunto particolare attualità dopo la riunione informativa svoltasi il 23 settembre presso il Centro Unico Stipendiale Interforze (CUSI), dedicata proprio alle indicazioni fornite dall’INPS e alla possibile applicazione dell’istituto al Comparto Sicurezza e Difesa. Lo stesso Ministero della Difesa riferisce che la riunione è stata occasione per valutare la portata dell’istituto con particolare riferimento al personale del comparto.  USAMi Aeronautica guarda con favore all’intenzione dell’Amministrazione di approfondire la possibilità di riconoscere tale opportunità anche al personale militare. Proprio perché si tratta di una misura che può incidere direttamente sulla retribuzione e sulla futura pensione di migliaia di colleghi, tuttavia, riteniamo necessario affrontare la questione con la massima serietà, evitando facili entusiasmi ma anche chiusure pregiudiziali.

IL COMPARTO AFFARI ECONOMICI E PREVIDENZIALI USAMI HA APPROFONDITO LA NORMA

Il Comparto Affari Economici e Previdenziali di USAMi Aeronautica ha svolto un approfondimento della disciplina, dal quale emerge una questione giuridica che non può essere ignorata. La normativa sul Bonus Giorgetti non fa genericamente riferimento al raggiungimento di un qualsiasi requisito utile per il pensionamento anticipato, ma richiama espressamente i requisiti previsti dall’articolo 24, comma 10, del decreto-legge n. 201/2011. Per il 2026 tali requisiti corrispondono a 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. È lo stesso Ministero della Difesa, nel resoconto ufficiale della riunione CUSI, a indicare espressamente questi requisiti.  Il personale militare, tuttavia, è soggetto a un ordinamento previdenziale speciale, caratterizzato da differenti requisiti e modalità di cessazione dal servizio, oltre che da specifici istituti quali ausiliaria e moltiplicatore. È proprio questa peculiarità che avevamo già evidenziato nella nostra precedente analisi. 

IL PROBLEMA GIURIDICO: SI PUÒ ESTENDERE IL BENEFICIO OLTRE I REQUISITI SCRITTI NELLA LEGGE?

È questo il punto sul quale riteniamo necessaria particolare cautela. Se il legislatore ha individuato espressamente quale presupposto per il beneficio il raggiungimento dei requisiti dell’articolo 24, comma 10, occorre comprendere su quale fondamento giuridico tali requisiti possano essere sostituiti, per il personale militare, dai diversi requisiti pensionistici propri del comparto. Non si tratterebbe, infatti, semplicemente di interpretare una disposizione poco chiara, ma potenzialmente di applicare il beneficio a un presupposto previdenziale diverso da quello espressamente richiamato dalla legge. La questione è ancora più delicata perché siamo in presenza di una disposizione che consente di rinunciare all’accredito della quota contributiva a carico del lavoratore.

La giurisprudenza di Cassazione ha ribadito che le norme che introducono eccezioni all’obbligo contributivo hanno carattere eccezionale e non sono suscettibili di interpretazione estensiva, richiamando l’articolo 14 delle disposizioni preliminari al codice civile. È un principio recentemente riaffermato dalla Cassazione, Sezione lavoro, con l’ordinanza n. 9462/2025.  Per questo USAMi ritiene necessario che l’eventuale estensione al personale militare poggi su presupposti giuridici chiari e solidi, eventualmente attraverso un intervento normativo espresso o attraverso indicazioni interpretative istituzionali sufficientemente autorevoli da garantire il personale.

BENE L’APERTURA DEL MINISTERO, MA IL PERSONALE DEVE ESSERE TUTELATO

La nostra posizione deve essere chiarissima. USAMi Aeronautica non intende ostacolare l’estensione del Bonus Giorgetti ai militari. Al contrario, accogliamo positivamente ogni iniziativa del Ministero della Difesa finalizzata ad ampliare le opportunità economiche e previdenziali riconosciute al personale. Non possiamo però limitarci a dire ai colleghi che il beneficio esiste e che può essere richiesto senza avere prima verificato la solidità giuridica dell’operazione. Una misura previdenziale deve garantire certezza non soltanto oggi, quando viene riconosciuta, ma anche domani, quando potrebbe essere oggetto di verifiche amministrative, previdenziali o contabili. Il nostro compito come sindacato è quindi duplice: sostenere ogni interpretazione favorevole al personale quando giuridicamente sostenibile e, contemporaneamente, segnalare preventivamente i possibili problemi, affinché siano risolti dall’Amministrazione prima che possano ricadere sui singoli militari.

C’È POI UNA SECONDA DOMANDA: CONVIENE DAVVERO?

Superato il problema dell’applicabilità giuridica, resta una questione altrettanto importante: il Bonus Giorgetti è realmente conveniente per un militare? La risposta non può essere uguale per tutti. Il beneficio produce un vantaggio economico immediato perché la quota contributiva a carico del dipendente viene corrisposta direttamente in busta paga. Secondo le informazioni diffuse dal Ministero della Difesa dopo la riunione CUSI, si tratta dell’8,80%, oltre all’eventuale 1% aggiuntivo, e l’importo è corrisposto in regime di non imponibilità fiscale.  Ma ciò non significa automaticamente che il vantaggio immediato coincida con la soluzione previdenzialmente più conveniente.

Per il personale militare entrano infatti in gioco elementi peculiari quali sistema contributivo o misto, sei scatti, moltiplicatore, eventuale ausiliaria, età di cessazione, durata di percezione della pensione e situazione retributiva individuale. La simulazione contenuta nello studio predisposto da USAMi mostra proprio quanto sia importante confrontare il beneficio percepito durante il servizio con gli effetti che la minore contribuzione può determinare negli anni successivi.  La simulazione non costituisce naturalmente una previsione valida per tutti: il risultato dipende dalla posizione retributiva e previdenziale del singolo interessato e dalle concrete modalità con cui la misura verrà eventualmente applicata. 


Una simulazione sul personale militare

Per evidenziare gli effetti della scelta, USAMI Aeronautica propone una simulazione riferita a un Primo Luogotenente che richieda il beneficio a 58 anni e successivamente acceda al trattamento pensionistico con il moltiplicatore.

L’analisi segnala inoltre che l’aumento delle componenti accessorie della retribuzione modifica il punto di pareggio tra il beneficio immediato e la perdita previdenziale nel lungo periodo. Secondo la simulazione riportata dall’organizzazione, con 10.000 euro annui di accessori, la differenza stimata sarebbe di circa 1.350 euro al compimento dei 64 anni e di circa 11.950 euro al compimento dei 70 anni. Si tratta, va precisato, di una simulazione, i cui risultati dipendono dalle caratteristiche retributive e previdenziali del singolo interessato e dalle modalità concrete di applicazione della normativa.

USAMI: PRIMA LE CERTEZZE, POI LE SCELTE INDIVIDUALI

USAMI Aeronautica continuerà quindi ad approfondire la questione su due piani distinti. Il primo riguarda la legittimità dell’applicazione del beneficio al personale militare, soprattutto nei casi nei quali non siano stati raggiunti i 42 anni e 10 mesi di contribuzione previsti dall’articolo 24, comma 10, ma siano maturati i differenti requisiti pensionistici previsti dall’ordinamento speciale del comparto. Il secondo riguarda la convenienza economica e previdenziale individuale. Se l’Amministrazione riuscirà a individuare una soluzione giuridicamente solida per estendere il beneficio, USAMI non potrà che accoglierla favorevolmente.

Ma ai nostri iscritti vogliamo fornire informazioni complete: prima di rinunciare all’accredito di una quota della propria contribuzione previdenziale occorre sapere esattamente quanto si riceverà oggi, a quale contribuzione si rinuncerà e quali effetti potrà avere questa scelta sulla pensione di domani. Più soldi in busta paga rappresentano certamente un’opportunità. Ma quando si interviene sulla previdenza, una buona opportunità deve essere accompagnata da certezza normativa e da una valutazione consapevole degli effetti futuri. È su questi due aspetti che USAMI Aeronautica continuerà a lavorare nell’interesse del personale.

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