I motivi del No Usami Aeronautica

Abbiamo appena scritto un documento di otto pagine, indirizzato al Presidente del Consiglio – On Giorgia Meloni -, al Ministro della Difesa – l’On. Guido Crosetto -, al Ministro per la Pubblica Amministrazione – l’On. Paolo Zangrillo – e al Ministro dell’Economia e delle Finanze – l’On Giancarlo Giorgetti

ROMA – Ci sono momenti in cui il silenzio diventa complice e momenti in cui la voce di migliaia di professionisti deve farsi sentire, chiara e inequivocabile. Il 18 luglio scorso, le strade di Roma hanno visto sfilare la dignità. Chi ha partecipato ha potuto ascoltare il passo fermo di oltre 6.000 donne e uomini in divisa che, per la prima volta nella storia, hanno manifestato uniti per chiedere rispetto.

Non è stata una semplice protesta, ma un segnale tangibile: il personale della Difesa e della Sicurezza ha toccato con mano il limite oltre il quale non è più possibile arretrare.

Il coraggio della coerenza tecnica e politica

USAMi Aeronautica ha fatto una scelta di campo netta: non sottoscrivere il rinnovo contrattuale 2025-2027. Una decisione che non è un’opposizione ideologica a priori, ma il risultato di un’analisi lucida, tecnica e giuridica.

Riconosciamolo apertamente: sentirsi dire che questo contratto valorizza il comparto, mentre in busta paga si traduce in un’elemosina media di 60-70 euro netti mensili, è uno schiaffo alla realtà. Questi numeri non coprono nemmeno l’ombra dell’inflazione che ha eroso il potere d’acquisto delle nostre famiglie negli ultimi anni.

La Specificità non è uno slogan astratto

Significa mobilità d’autorità, impiego operativo permanente, responsabilità penali militari e la disponibilità costante a sacrificare la propria vita. Tutto questo ha un peso specifico che non può essere liquidato con promesse al vento o con “atti di impegno” che non hanno coperture finanziarie né vincoli giuridici.

Oltre la retorica: i nodi irrisolti

Mentre l’opinione pubblica ascolta proclami trionfali su aumenti aggregati che mescolano furbescamente sei anni di contratti diversi, noi guardiamo i fatti:

  • Falsa Previdenza – La previdenza complementare, un obbligo del tavolo negoziale, è rimasta una scatola vuota e inattuata, ipotecando il futuro previdenziale dei colleghi più giovani e sacrificata a favore di una previdenza dedicata: poco più di un’idea senza alcun fondamento giuridico. E’ lecito chiedersi se tale decisione non sia altro che un ulteriore tentativo di spostare il problema al prossimo legislatore;
  • Squilibrio nelle trattative –  Abbiamo assistito a un sistema negoziale privo di trasparenza informativa, dove i dati economici sono stati nascosti, impedendo un confronto alla pari;
  • Costi zero ignorati – Sono state respinte persino le proposte a costo zero per l’Amministrazione, come la licenza ordinaria fruibile ad ore per conciliare vita e lavoro;
  • Disparità interne – Restano in piedi i meccanismi dei compensi forfettari CFI e CFG e le storture sullo straordinario (Art. 7 DPR 52/2025), che continuano a creare tensioni e un profondo senso di ingiustizia tra chi opera fianco a fianco.

Il peso della democrazia: il 63% dice NO

C’è un dato che il Governo non può far finta di non vedere: le sigle sindacali che rappresentano il 63% del personale del Comparto Difesa hanno espresso voto contrario.

Procedere al recepimento forzato di questo accordo tramite DPR, ignorando la netta maggioranza della rappresentanza democratica, mina alla base la credibilità delle relazioni sindacali e allontana le istituzioni dalla base.

USAMi Aeronautica rimane al tavolo a testa alta. La piazza del 18 luglio ha tracciato una linea: ora spetta all’Esecutivo cogliere questo profondo malcontento e riaprire il confronto prima della firma definitiva. Noi siamo pronti a un dialogo costruttivo, ma solo se fondato su risorse certe, diritti effettivi e sul rispetto reale della nostra dignità professionale.

Il tempo delle chiacchiere da tastiera è finito. È l’ora dei fatti.

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