IN SINTESI
10% DI POTERE D’ACQUISTO
Tra il primo trimestre del 2021 e la prima metà del 2026, il testo indica un’erosione netta di circa il 10% dei salari reali.
USAMI IN PIAZZA IL 18 LUGLIO
USAMi Aeronautica afferma di aver portato in piazza a Roma oltre seimila colleghi nella manifestazione del 18 luglio e di essersi rifiutata di firmare un accordo giudicato inadeguato.
FORBICE SALARIALE
Il testo contrappone gli automatismi stipendiali della dirigenza al regime di contrattazione triennale previsto per il personale contrattualizzato.
STRAORDINARI FINO A 36 MESI
L’Articolo 7 viene contestato perché consente di differire recupero o liquidazione dello straordinario fino a tre anni.
COSA DICE DI VOLER FARE USAMI
USAMi dichiara di voler continuare a denunciare l’iniquità della forbice salariale, incalzare le sedi opportune sull’Articolo 7 e rivendicare risposte concrete sulla previdenza dedicata e sulla specificità militare.
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I dati analitici confermano: persi 10 punti di potere d’acquisto. La firma "lampo" del Contratto 2025-2027 consacra una forbice salariale inaccettabile e sacrifica la dignità del personale militare.
La fotografia economica: l'illusione della propaganda e l'abisso dei salari reali
L’analisi dei dati socio-economici correnti, presentata in questi giorni dalla totalità delle testate giornalistiche, delinea un quadro strutturale profondamente preoccupante. Dietro la narrazione trionfalistica degli indicatori occupazionali generali, si cela una realtà di progressiva sofferenza economica per le famiglie dei lavoratori: tra il primo trimestre del 2021 e la prima metà del 2026, i salari reali in Italia hanno subito un'erosione netta di circa il 10% del loro potere d’acquisto reale.
Il meccanismo di impoverimento risponde a logiche perverse che penalizzano pesantemente il comparto Difesa:
- Fattore ritardo (la trappola sistemica della "vacanza contrattuale"): A fronte di un’impennata verticale dell’indice dei prezzi al consumo nel biennio 2021-2022, le retribuzioni contrattuali hanno registrato un inseguimento affannoso, lento e inadeguato. La prassi di calcolare gli adeguamenti economici sulla base dell’inflazione programmata o "attesa" (IPCA depurata dei beni energetici importati), anziché sul tasso inflattivo reale misurato sul carrello della spesa, cristallizza una perdita secca del valore reale della moneta. Quando finalmente si giunge alla firma di un rinnovo, l'arretrato concesso non sana la perdita passata: i soldi divorati dal carovita durante gli anni di ritardo contrattuale sono persi per sempre;
- Crollo dell'indice di fiducia ed effetto cumulativo dell'inflazione: I dati sulla fiducia dei consumatori riflettono il clima di sfiducia diffusa generato dal differenziale tra prezzi e stipendi. Rispetto a quattro anni fa, la percezione del costo della vita è raddoppiata, mentre la dinamica delle buste paga nette è rimasta sostanzialmente piatta. Questo scollamento non incide solo sulle spese accessorie, ma va ad intaccare i risparmi e la capacità delle famiglie di far fronte a mutui, utenze e necessità primarie;
- Il divario con l'area OCSE e il drenaggio fiscale: Nel confronto internazionale tra le principali economie avanzate dell'OCSE, l'Italia continua a posizionarsi nelle retrovie per dinamica di crescita dei salari reali. Laddove altri Paesi hanno adottato clausole di salvaguardia, meccanismi automatici o contrattazioni tempestive per mitigare l’impatto dell'inflazione, il sistema italiano di contrattazione collettiva scarica l'intero rischio svalutativo sui lavoratori dipendenti e sul personale del pubblico impiego. A questo si aggiunge la beffa del drenaggio fiscale (fiscal drag): a fronte di lievi aumenti nominali, il personale rischia di scivolare in aliquote Irpef superiori senza alcun guadagno netto reale.
Per il personale militare contrattualizzato dell'Aeronautica e delle Forze Armate, sprovvisto di strumenti di contrattazione aziendale o di flessibilità retributiva, questo modello di contrattazione al ribasso si è tradotto in una trappola economica: un impoverimento progressivo, silenzioso e inesorabile a fronte di impegni operativi e responsabilità costantemente in aumento.
Contratto 2025-2027: la fretta di "svendere" un accordo perdente
Di fronte a un'inflazione cumulata che ha eroso più del 10% del potere d'acquisto, cosa si è scelto di fare la scorsa estate? Si è affrettata la chiusura del Contratto 2025-2027. Un'accelerazione contrattuale sbandierata da taluni come un traguardo positivo, ma che nei fatti si è rivelata una scelta fortemente penalizzante per il personale:
- La voce della piazza del 18 luglio - Mentre qualcuno cercava una rapida e comoda via d'uscita nelle stanze della trattativa, USAMi Aeronautica ha portato in piazza a Roma oltre seimila colleghi nella storica manifestazione del 18 luglio. Una mobilitazione imponente e partecipe, nata per rifiutare categoricamente proposte al ribasso, denunciare la mancanza di coperture reali e fare pressione affinché non si svendessero i diritti dei militari sull'altare di una firma frettolosa (leggere l’approfondimento qui). Quella piazza ha dimostrato con forza che la base non era disposta ad accettare passivamente un ennesimo sacrificio economico;
- Briciole spacciate per aumenti -Nonostante il grido d'allarme e la successiva protesta di piazza, si è preferito procedere a tappe forzate siglando un'intesa con cifre nette che rappresentano un misero adeguamento percentuale, incapace di coprire persino un terzo dell'inflazione reale accumulata. Accettare questi aumenti significa codificare per il triennio 2025-2027 la perdita secca di quel 10% evidenziato dall'Istat e dalle analisi economiche;
- La fretta di chiudere -Perché questa urgenza di siglare l'accordo prima della pausa estiva, - situazione già specificata in questo nostro articolo - ignorando la spinta della manifestazione? Oramai gli schemi negoziali sono chiari: c'era la necessità di blindare l'intesa prima che emergessero in tutta la loro rigidità i vincoli del bilancio dello Stato e le regole europee sui conti pubblici;
- La dura realtà del deficit: Come confermano i dati di finanza pubblica con il deficit statale oltre la soglia del 3%, le risorse a disposizione sono drasticamente ridotte. Con quale capienza finanziaria ci si propone di sostenere nei prossimi anni la previdenza dedicata e il pieno riconoscimento della specificità militare? La risposta rischia di essere sconfortante. Avendo siglato un contratto debole, il personale si trova privo delle leve negoziali necessarie per i prossimi anni;
- Coerenza e dignità: Chi - come USAMi Aeronautica - ha avuto il coraggio di scendere in piazza il 18 luglio e si è rifiutato di firmare un accordo giudicato inadeguato, vede oggi confermata punto per punto la bontà della propria posizione. Non si sottoscrivono intese a perdere solo per ragioni di opportunità del momento: la dignità dei militari si difende nei fatti e nelle piazze, non con i compromessi al ribasso.
La forbice salariale nella Difesa: due pesi e due misure
L'aspetto più critico e inaccettabile dell'intero sistema retributivo della Difesa risiede nella profonda ed esplicita sperequazione interna al comparto, una spaccatura che divide il personale in due categorie dai destini economici diametralmente opposti:
- La tutela automatica e blindata della dirigenza: Per i livelli apicali e dirigenziali, l'ordinamento normativo prevede un meccanismo di protezione strutturale contro l'erosione del costo della vita (argomento evidenziato nel nostro precedente articolo). I loro trattamenti retributivi non dipendono dalle estenuanti trattative politico-sindacali, né sono soggetti ai rinvii delle sessioni negoziali. Essi godono di automatismi stipendiali periodici direttamente ancorati agli indici ISTAT sulle retribuzioni medie della pubblica amministrazione. Questo sistema adegua costantemente gli stipendi ai picchi inflazionistici e assicura progressioni economiche fluide, certe e protette da qualsiasi tagli o vincolo di bilancio temporaneo;
- Militari contrattualizzati intrappolati nelle compatibilità di bilancio: Per Truppa, Graduati, Sergenti, Marescialli e la platea degli Ufficiali fino al grado di Capitano - ovvero oltre il 90% della forza armata e la reale spina dorsale operativa ed esecutiva dell'Aeronautica Militare - la realtà è diametralmente opposta. Questo personale è imbrigliato nel regime della contrattazione triennale, sottomesso alla rigida mannaia dei tetti di spesa, dei blocchi retributivi e dei cronici ritardi dei rinnovi. Per loro non esistono adeguamenti o automatismi retributivi: ogni singolo centesimo va conquistato su tavoli di trattativa dove le risorse stanziate sono sistematicamente inferiori all'inflazione reale;
- L'ampliamento drammatico della "forbice salariale": Il risultato netto di questa sperequazione normativa è un allargamento costante del divario retributivo all'interno dello stesso Dicastero. Mentre il potere d'acquisto dei vertici viene preservato per legge grazie ad automatismi svincolati dalle congiunture economiche, il personale operativo e le loro famiglie pagano dazio ogni mese al carovita, subendo una svalutazione diretta del proprio lavoro. Una sperequazione che non è solo economica, ma che ferisce la coesione e la dignità stessa di chi serve quotidianamente lo Stato in prima linea.
Straordinari pagati dopo 3 anni: la trappola dell'Articolo 7
Oltre all'evidente insufficienza sui saldi economici generali, la scorsa estate è stata introdotta nel testo contrattuale una clausola fortemente penalizzante per le condizioni operative e di vita del personale: l’Articolo 7 del Contratto. Questa norma - come evidenziato nel nostro articolo già pubblicato - introduce la facoltà per l'Amministrazione di differire il recupero o la liquidazione delle ore di lavoro straordinario effettivamente prestate fino a tre anni (36 mesi) di distanza dal loro svolgimento. Un meccanismo perverso sotto molteplici aspetti:
- Un prestito forzoso a tasso zero allo Stato: Nei fatti, il militare garantisce quotidianamente l'operatività di reparti ed enti spesso segnati da gravi carenze d'organico, facendosi carico di turni gravosi, prolungamenti d'orario e impieghi straordinari non differibili. Tuttavia, mentre la prestazione lavorativa è immediata e vincolante, la retribuzione viene proiettata in un orizzonte temporale triennale. Si tratta di un vero e proprio "prestito forzoso" che il personale è costretto a concedere, senza alcun riconoscimento di interessi o rivalutazioni;
- Incapacità gestionale ed erogazione differita in tempi d'inflazione: In un contesto macroeconomico segnato da un'inflazione accumulata che erode il 10% del potere d’acquisto, posticipare il pagamento di un’ora di straordinario di tre anni significa liquidarla con una moneta svalutata di fatto. Un’ora di lavoro prestata oggi per far fronte alle esigenze dell'Aeronautica Militare vedrà il suo compenso reale fortemente deprezzato al momento dell'effettivo saldo;
- Incertezza per la vita familiare e discrezionalità dei Comandi: Rinviare fino a 36 mesi la gestione del recupero o del pagamento dello straordinario priva il militare di ogni certezza sulla pianificazione della propria vita privata e del riposo psicofisico. La norma lascia infatti un ampio margine di discrezionalità alla gestione amministrativa, trasformando un diritto retributivo certo e tempestivo in una variabile di bilancio differibile a piacimento.
USAMi Aeronautica ha denunciato con fermezza fin dal primo momento la pericolosità dell'Articolo 7, rifiutando un'impostazione che scarica le inefficienze programmatiche e la scarsità delle risorse straordinarie direttamente sulle spalle e sul tempo libero delle donne e degli uomini in divisa.
Un richiamo alla responsabilità della Politica
È giunto il momento di superare la profonda scissione tra le dichiarazioni di facciata e la realtà dei fatti retributivi. Le istituzioni non possono continuare a profondere parole di apprezzamento per il ruolo strategico della Difesa, la sicurezza nazionale e il prestigio internazionale dell'Aeronautica Militare, per poi assentire - al momento di allocare le risorse in Legge di Bilancio - a trattamenti economici che non coprono nemmeno la metà dell’inflazione reale accumulata.
- Basta con lo scollamento tra retorica e risorse: Non si può da un lato esaltare la professionalità, l'abnegazione e la prontezza operativa delle donne e degli uomini con le stellette e, dall'altro, destinare loro stanziamenti insufficienti che ne decretano il progressivo impoverimento. L'impegno e lo spirito di servizio non possono diventare l'alibi per giustificare la contrazione dei diritti salariali;
- La retribuzione come pilastro della sicurezza: L'efficienza operativa dello strumento militare non si misura solo attraverso gli investimenti in tecnologie o sistemi d'arma, ma si fonda primariamente sulla serenità economica e sulla dignità del personale che tali sistemi fa funzionare ogni giorno. Ignorare l'impatto del carovita sulle famiglie dei militari significa minare la motivazione e la tenuta stessa del comparto;
- Serve una svolta coraggiosa: La politica deve assumersi la responsabilità di garantire coperture finanziarie strutturali, idonee a tutelare il potere d'acquisto dei salari, a finanziare una previdenza dedicata al passo con i tempi e a riconoscere, nei fatti e non a parole, la reale specificità del lavoro militare. Il rispetto della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori della Difesa passa innanzitutto attraverso decisioni di bilancio eque, adeguate e giuste.
IL TEMPO DELLE ILLUSIONI È FINITO
Mentre il costo della vita travolge il bilancio quotidiano delle famiglie dei militari e le rigidità dei conti pubblici precludono futuri interventi correttivi, scegliere di non firmare non è stato un atto di protesta sterile, ma un dovere di coerenza, responsabilità e tutela della dignità della categoria. Non si potevano e non si dovevano avallare intese frettolose, strutturate su risorse insufficienti e su norme svantaggiose, al solo scopo di formalizzare un'approvazione formale. USAMi Aeronautica conferma con determinazione la propria linea d'azione e non intende indietreggiare di un solo passo. Continueremo a portare avanti questa battaglia di dignità con trasparenza e fermezza:
- Denunciando l'iniquità della forbice salariale tra la dirigenza e il personale contrattualizzato, affinché a pari dignità di servizio corrispondano adeguate garanzie d'indicizzazione;
- Incalzando le sedi opportune contro le distorsioni dell'Articolo 7, pretendendo che il lavoro straordinario svolto per garantire l'operatività dei reparti venga riconosciuto e retribuito con la dovuta tempestività e senza differimenti triennali;
- Rivendicando risposte concrete sulla previdenza dedicata e sul pieno, reale finanziamento della specificità del lavoro con le stellette, presupposti essenziali per la serenità del personale in servizio e in congedo.
La fiducia del personale dell'Aeronautica Militare si guadagna con la trasparenza e con la tutela intransigente dei diritti: la dignità e il valore delle donne e degli uomini in divisa non sono e non saranno mai oggetto di baratto!
La dignità e il lavoro dei militari richiedono rispetto e risposte concrete!
I dati analitici confermano: persi 10 punti di potere d’acquisto. La firma "lampo" del Contratto 2025-2027 consacra una forbice salariale inaccettabile e sacrifica la dignità del personale militare.
01 La fotografia economica: l'illusione della propaganda e l'abisso dei salari reali
L’analisi dei dati socio-economici correnti, presentata in questi giorni dalla totalità delle testate giornalistiche, delinea un quadro strutturale profondamente preoccupante. Dietro la narrazione trionfalistica degli indicatori occupazionali generali, si cela una realtà di progressiva sofferenza economica per le famiglie dei lavoratori: tra il primo trimestre del 2021 e la prima metà del 2026, i salari reali in Italia hanno subito un'erosione netta di circa il 10% del loro potere d’acquisto reale.
Tra il primo trimestre del 2021 e la prima metà del 2026, i salari reali in Italia hanno subito un'erosione netta di circa il 10% del loro potere d’acquisto reale.
Il meccanismo di impoverimento risponde a logiche perverse che penalizzano pesantemente il comparto Difesa:
- Fattore ritardo (la trappola sistemica della "vacanza contrattuale"): A fronte di un’impennata verticale dell’indice dei prezzi al consumo nel biennio 2021-2022, le retribuzioni contrattuali hanno registrato un inseguimento affannoso, lento e inadeguato. La prassi di calcolare gli adeguamenti economici sulla base dell’inflazione programmata o "attesa" (IPCA depurata dei beni energetici importati), anziché sul tasso inflattivo reale misurato sul carrello della spesa, cristallizza una perdita secca del valore reale della moneta. Quando finalmente si giunge alla firma di un rinnovo, l'arretrato concesso non sana la perdita passata: i soldi divorati dal carovita durante gli anni di ritardo contrattuale sono persi per sempre;
- Crollo dell'indice di fiducia ed effetto cumulativo dell'inflazione: I dati sulla fiducia dei consumatori riflettono il clima di sfiducia diffusa generato dal differenziale tra prezzi e stipendi. Rispetto a quattro anni fa, la percezione del costo della vita è raddoppiata, mentre la dinamica delle buste paga nette è rimasta sostanzialmente piatta. Questo scollamento non incide solo sulle spese accessorie, ma va ad intaccare i risparmi e la capacità delle famiglie di far fronte a mutui, utenze e necessità primarie;
- Il divario con l'area OCSE e il drenaggio fiscale: Nel confronto internazionale tra le principali economie avanzate dell'OCSE, l'Italia continua a posizionarsi nelle retrovie per dinamica di crescita dei salari reali. Laddove altri Paesi hanno adottato clausole di salvaguardia, meccanismi automatici o contrattazioni tempestive per mitigare l’impatto dell'inflazione, il sistema italiano di contrattazione collettiva scarica l'intero rischio svalutativo sui lavoratori dipendenti e sul personale del pubblico impiego. A questo si aggiunge la beffa del drenaggio fiscale (fiscal drag): a fronte di lievi aumenti nominali, il personale rischia di scivolare in aliquote Irpef superiori senza alcun guadagno netto reale.
Per il personale militare contrattualizzato dell'Aeronautica e delle Forze Armate, sprovvisto di strumenti di contrattazione aziendale o di flessibilità retributiva, questo modello di contrattazione al ribasso si è tradotto in una trappola economica: un impoverimento progressivo, silenzioso e inesorabile a fronte di impegni operativi e responsabilità costantemente in aumento.
02 Contratto 2025-2027: la fretta di "svendere" un accordo perdente
Di fronte a un'inflazione cumulata che ha eroso più del 10% del potere d'acquisto, cosa si è scelto di fare la scorsa estate? Si è affrettata la chiusura del Contratto 2025-2027. Un'accelerazione contrattuale sbandierata da taluni come un traguardo positivo, ma che nei fatti si è rivelata una scelta fortemente penalizzante per il personale:
La voce della piazza del 18 luglio - Mentre qualcuno cercava una rapida e comoda via d'uscita nelle stanze della trattativa, USAMi Aeronautica ha portato in piazza a Roma oltre seimila colleghi nella storica manifestazione del 18 luglio.
- La voce della piazza del 18 luglio - Mentre qualcuno cercava una rapida e comoda via d'uscita nelle stanze della trattativa, USAMi Aeronautica ha portato in piazza a Roma oltre seimila colleghi nella storica manifestazione del 18 luglio. Una mobilitazione imponente e partecipe, nata per rifiutare categoricamente proposte al ribasso, denunciare la mancanza di coperture reali e fare pressione affinché non si svendessero i diritti dei militari sull'altare di una firma frettolosa (leggere l’approfondimento qui). Quella piazza ha dimostrato con forza che la base non era disposta ad accettare passivamente un ennesimo sacrificio economico;
- Briciole spacciate per aumenti -Nonostante il grido d'allarme e la successiva protesta di piazza, si è preferito procedere a tappe forzate siglando un'intesa con cifre nette che rappresentano un misero adeguamento percentuale, incapace di coprire persino un terzo dell'inflazione reale accumulata. Accettare questi aumenti significa codificare per il triennio 2025-2027 la perdita secca di quel 10% evidenziato dall'Istat e dalle analisi economiche;
- La fretta di chiudere -Perché questa urgenza di siglare l'accordo prima della pausa estiva, - situazione già specificata in questo nostro articolo - ignorando la spinta della manifestazione? Oramai gli schemi negoziali sono chiari: c'era la necessità di blindare l'intesa prima che emergessero in tutta la loro rigidità i vincoli del bilancio dello Stato e le regole europee sui conti pubblici;
- La dura realtà del deficit: Come confermano i dati di finanza pubblica con il deficit statale oltre la soglia del 3%, le risorse a disposizione sono drasticamente ridotte. Con quale capienza finanziaria ci si propone di sostenere nei prossimi anni la previdenza dedicata e il pieno riconoscimento della specificità militare? La risposta rischia di essere sconfortante. Avendo siglato un contratto debole, il personale si trova privo delle leve negoziali necessarie per i prossimi anni;
- Coerenza e dignità: Chi - come USAMi Aeronautica - ha avuto il coraggio di scendere in piazza il 18 luglio e si è rifiutato di firmare un accordo giudicato inadeguato, vede oggi confermata punto per punto la bontà della propria posizione. Non si sottoscrivono intese a perdere solo per ragioni di opportunità del momento: la dignità dei militari si difende nei fatti e nelle piazze, non con i compromessi al ribasso.
03 La forbice salariale nella Difesa: due pesi e due misure
L'aspetto più critico e inaccettabile dell'intero sistema retributivo della Difesa risiede nella profonda ed esplicita sperequazione interna al comparto, una spaccatura che divide il personale in due categorie dai destini economici diametralmente opposti:
- La tutela automatica e blindata della dirigenza: Per i livelli apicali e dirigenziali, l'ordinamento normativo prevede un meccanismo di protezione strutturale contro l'erosione del costo della vita (argomento evidenziato nel nostro precedente articolo). I loro trattamenti retributivi non dipendono dalle estenuanti trattative politico-sindacali, né sono soggetti ai rinvii delle sessioni negoziali. Essi godono di automatismi stipendiali periodici direttamente ancorati agli indici ISTAT sulle retribuzioni medie della pubblica amministrazione. Questo sistema adegua costantemente gli stipendi ai picchi inflazionistici e assicura progressioni economiche fluide, certe e protette da qualsiasi tagli o vincolo di bilancio temporaneo;
- Militari contrattualizzati intrappolati nelle compatibilità di bilancio: Per Truppa, Graduati, Sergenti, Marescialli e la platea degli Ufficiali fino al grado di Capitano - ovvero oltre il 90% della forza armata e la reale spina dorsale operativa ed esecutiva dell'Aeronautica Militare - la realtà è diametralmente opposta. Questo personale è imbrigliato nel regime della contrattazione triennale, sottomesso alla rigida mannaia dei tetti di spesa, dei blocchi retributivi e dei cronici ritardi dei rinnovi. Per loro non esistono adeguamenti o automatismi retributivi: ogni singolo centesimo va conquistato su tavoli di trattativa dove le risorse stanziate sono sistematicamente inferiori all'inflazione reale;
- L'ampliamento drammatico della "forbice salariale": Il risultato netto di questa sperequazione normativa è un allargamento costante del divario retributivo all'interno dello stesso Dicastero. Mentre il potere d'acquisto dei vertici viene preservato per legge grazie ad automatismi svincolati dalle congiunture economiche, il personale operativo e le loro famiglie pagano dazio ogni mese al carovita, subendo una svalutazione diretta del proprio lavoro. Una sperequazione che non è solo economica, ma che ferisce la coesione e la dignità stessa di chi serve quotidianamente lo Stato in prima linea.
36 Straordinari pagati dopo 3 anni: la trappola dell'Articolo 7
Oltre all'evidente insufficienza sui saldi economici generali, la scorsa estate è stata introdotta nel testo contrattuale una clausola fortemente penalizzante per le condizioni operative e di vita del personale: l’Articolo 7 del Contratto. Questa norma - come evidenziato nel nostro articolo già pubblicato - introduce la facoltà per l'Amministrazione di differire il recupero o la liquidazione delle ore di lavoro straordinario effettivamente prestate fino a tre anni (36 mesi) di distanza dal loro svolgimento. Un meccanismo perverso sotto molteplici aspetti:
introduce la facoltà per l'Amministrazione di differire il recupero o la liquidazione delle ore di lavoro straordinario effettivamente prestate fino a tre anni (36 mesi) di distanza dal loro svolgimento.
- Un prestito forzoso a tasso zero allo Stato: Nei fatti, il militare garantisce quotidianamente l'operatività di reparti ed enti spesso segnati da gravi carenze d'organico, facendosi carico di turni gravosi, prolungamenti d'orario e impieghi straordinari non differibili. Tuttavia, mentre la prestazione lavorativa è immediata e vincolante, la retribuzione viene proiettata in un orizzonte temporale triennale. Si tratta di un vero e proprio "prestito forzoso" che il personale è costretto a concedere, senza alcun riconoscimento di interessi o rivalutazioni;
- Incapacità gestionale ed erogazione differita in tempi d'inflazione: In un contesto macroeconomico segnato da un'inflazione accumulata che erode il 10% del potere d’acquisto, posticipare il pagamento di un’ora di straordinario di tre anni significa liquidarla con una moneta svalutata di fatto. Un’ora di lavoro prestata oggi per far fronte alle esigenze dell'Aeronautica Militare vedrà il suo compenso reale fortemente deprezzato al momento dell'effettivo saldo;
- Incertezza per la vita familiare e discrezionalità dei Comandi: Rinviare fino a 36 mesi la gestione del recupero o del pagamento dello straordinario priva il militare di ogni certezza sulla pianificazione della propria vita privata e del riposo psicofisico. La norma lascia infatti un ampio margine di discrezionalità alla gestione amministrativa, trasformando un diritto retributivo certo e tempestivo in una variabile di bilancio differibile a piacimento.
USAMi Aeronautica ha denunciato con fermezza fin dal primo momento la pericolosità dell'Articolo 7, rifiutando un'impostazione che scarica le inefficienze programmatiche e la scarsità delle risorse straordinarie direttamente sulle spalle e sul tempo libero delle donne e degli uomini in divisa.
! Un richiamo alla responsabilità della Politica
È giunto il momento di superare la profonda scissione tra le dichiarazioni di facciata e la realtà dei fatti retributivi. Le istituzioni non possono continuare a profondere parole di apprezzamento per il ruolo strategico della Difesa, la sicurezza nazionale e il prestigio internazionale dell'Aeronautica Militare, per poi assentire - al momento di allocare le risorse in Legge di Bilancio - a trattamenti economici che non coprono nemmeno la metà dell’inflazione reale accumulata.
- Basta con lo scollamento tra retorica e risorse: Non si può da un lato esaltare la professionalità, l'abnegazione e la prontezza operativa delle donne e degli uomini con le stellette e, dall'altro, destinare loro stanziamenti insufficienti che ne decretano il progressivo impoverimento. L'impegno e lo spirito di servizio non possono diventare l'alibi per giustificare la contrazione dei diritti salariali;
- La retribuzione come pilastro della sicurezza: L'efficienza operativa dello strumento militare non si misura solo attraverso gli investimenti in tecnologie o sistemi d'arma, ma si fonda primariamente sulla serenità economica e sulla dignità del personale che tali sistemi fa funzionare ogni giorno. Ignorare l'impatto del carovita sulle famiglie dei militari significa minare la motivazione e la tenuta stessa del comparto;
- Serve una svolta coraggiosa: La politica deve assumersi la responsabilità di garantire coperture finanziarie strutturali, idonee a tutelare il potere d'acquisto dei salari, a finanziare una previdenza dedicata al passo con i tempi e a riconoscere, nei fatti e non a parole, la reale specificità del lavoro militare. Il rispetto della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori della Difesa passa innanzitutto attraverso decisioni di bilancio eque, adeguate e giuste.
✓ IL TEMPO DELLE ILLUSIONI È FINITO
Mentre il costo della vita travolge il bilancio quotidiano delle famiglie dei militari e le rigidità dei conti pubblici precludono futuri interventi correttivi, scegliere di non firmare non è stato un atto di protesta sterile, ma un dovere di coerenza, responsabilità e tutela della dignità della categoria. Non si potevano e non si dovevano avallare intese frettolose, strutturate su risorse insufficienti e su norme svantaggiose, al solo scopo di formalizzare un'approvazione formale. USAMi Aeronautica conferma con determinazione la propria linea d'azione e non intende indietreggiare di un solo passo. Continueremo a portare avanti questa battaglia di dignità con trasparenza e fermezza:
- Denunciando l'iniquità della forbice salariale tra la dirigenza e il personale contrattualizzato, affinché a pari dignità di servizio corrispondano adeguate garanzie d'indicizzazione;
- Incalzando le sedi opportune contro le distorsioni dell'Articolo 7, pretendendo che il lavoro straordinario svolto per garantire l'operatività dei reparti venga riconosciuto e retribuito con la dovuta tempestività e senza differimenti triennali;
- Rivendicando risposte concrete sulla previdenza dedicata e sul pieno, reale finanziamento della specificità del lavoro con le stellette, presupposti essenziali per la serenità del personale in servizio e in congedo.
La fiducia del personale dell'Aeronautica Militare si guadagna con la trasparenza e con la tutela intransigente dei diritti: la dignità e il valore delle donne e degli uomini in divisa non sono e non saranno mai oggetto di baratto!
La dignità e il lavoro dei militari richiedono rispetto e risposte concrete!
Il valore del tuo lavoro non può essere svalutato.
Stipendi, straordinari, previdenza e specificità incidono direttamente sulla dignità e sulla serenità delle donne e degli uomini dell’Aeronautica Militare. Dai più forza alle iniziative a tutela del personale.
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